Uccise il fratello

Condanna dimezzata

AppelloRidotta in secondo grado da 6 anni e 4 mesi a 2 anni e 8 mesi la pena a carico di Anna Forni, 71 anni

Uccise il fratello Condanna dimezzata
La tragedia risale alla mattina del 25 gennaio 2019
(Foto di gianatti)

In primo grado, la richiesta di derubricazione del reato da omicidio volontario aggravato a omicidio del consenziente, cioè perpetrato su una persona che aveva deciso di uccidersi, non era stata accolta, ma in secondo grado, mercoledì a Milano, la Corte d’assise d’appello ha detto sì.

Il che ha comportato un ridimensionamento della pena inflitta il 6 maggio scorso dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sondrio, ad Anna Forni, 71 anni, di Milano, rea confessa dell’uccisione del fratello Alberto, 79 anni, che aveva soffocato la mattina del 25 gennaio 2019 per accelerare una morte da lui stesso cercata assumendo un cocktail di farmaci.

Le fasi del processo

Sei anni e quattro mesi di reclusione era stato il verdetto emesso con rito abbreviato a Sondrio, mentre la Corte d’assise d’appello di Milano, accogliendo l’istanza della difesa, rappresentata dai fratelli Nicola e Paolo Marchi del foro del capoluogo, ha ridotto la pena a due anni e otto mesi di reclusione.

«Abbiamo raggiunto un concordato, così si chiama in gergo tecnico, con il procuratore della Corte d’assise d’appello di Milano - dicono gli avvocati Marchi - in base al quale il reato contestato è stato derubricato in “omicidio del consenziente”. Una fattispecie specifica nella quale si incorre raramente e che va distinta dall’ ”aiuto al suicidio”, che è invece quello contestato a chi favorisce la persona con intenti suicidi o procurandole gli strumenti attraverso i quali compierli o, come nel caso di Marco Cappato, accompagnando la persona nel luogo in cui si compie il suicidio. Nel caso sondriese, invece, si parla di omicidio perché l’imputata ha agito materialmente sul fratello, procurandogli la morte che lui stesso aveva cercato».

Una vicenda triste, che aveva lasciato sgomenta l’opinione pubblica, venuta alla luce per confessione stessa di Anna Forni la quale, dopo aver soffocato il fratello nel suo letto, nel miniappartamento della Fondazione Longoni di via Don Bosco a Sondrio, era uscita dal complesso senza parlare con nessuno e a piedi si era recata alla vicina caserma dei Carabinieri per costituirsi. Lo aveva fatto al mattino, dopo aver trascorso la notte al capezzale del fratello morente, che nonostante avesse cercato di uccidersi, proseguiva la sua lunga agonia.

La detenzione

Ne era conseguito l’arresto, la detenzione in carcere al Bassone di Como dal 26 gennaio fino al 18 febbraio, quindi la concessione degli arresti domiciliari, che Anna Forni aveva scontato per un anno in un appartamento acquistato mesi prima, a Sondrio. Dagli arresti domiciliari era passata all’obbligo di dimora, revocato il 21 gennaio scorso in sede di udienza preliminare.

In caso di conferma della condanna in appello, per la donna si sarebbero aperte le porte del carcere per almeno un anno, inevitabile in caso di omicidio volontario, al di la dell’entità della condanna, mentre ora il carcere sembra più remoto.

«Attendiamo le decisioni del Tribunale di sorveglianza prima di esprimerci - dicono gli avvocati - però al netto della parte di pena già scontata ai domiciliari e anche in ragione dell’età avanzata dalla nostra cliente, ipotizziamo un ricorso a pene alternative come l’affidamento in prova in strutture socio-assistenziali».

La donna mercoledì era in aula, visibilmente sollevata dal verdetto della Corte.

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