Trappole illegali per cinghiali e volpi: a Sorico viene denunciato un bracconiere

La vicenda La polizia provinciale ha sequestrato tutto il materiale all’intero di una proprietà: a un cinquantenne viene contestata anche la ricettazione, uno strumento era stato rubato

Altro importante intervento, nell’ambito delle operazioni antibracconaggio, da parte della polizia provinciale, comandata da Marco Testa.

Sui monti di Sorico gli agenti sono riusciti addirittura a recuperare una trappola per cinghiali in dotazione a corpo di polizia, che era stata rubata nei mesi scorsi: era stata privata della targhetta di riconoscimento, ma è stata inequivocabilmente riconosciuta. La persona che l’aveva in uso, un cinquantenne di Sorico, è stata denunciata per ricettazione e dovrà rispondere anche di altre infrazioni. Nella sua proprietà sono state rinvenute altre trappole illecite usate per catturare volpi e altri capi di selvaggina; c’erano anche diversi esemplari di animali di specie protette detenuti illecitamente.

Bombole di gas incustodite nella proprietà del bracconiere

Sempre nella sua proprietà sono state individuate numerose bombole del gas custodite in maniera non conforme. Ce n’è abbastanza, insomma, per un rinvio a giudizio che pare pressoché scontato, anche perché il soggetto coinvolto era già noto alla forze dell’ordine per precedenti reati simili. Le trappole per cinghiali fanno parte delle strategie adottate dagli agenti venatori provinciali, che nei giorni scorsi hanno abbattuto quattro esemplari all’interno della Riserva Pian di Spagna; un altro esemplare, una femmina gravida, è stata falciata da un’automobile in strada lungo il rettilineo di ex Valeriana, fra Ponte del Passo e Nuova Olonio, più noto per impatti di veicoli con cervi.

Altre operazioni anti bracconaggio

Per quanto concerne il bracconaggio, nel marzo scorso, sempre a Sorico, erano stati denunciati marito e moglie: lui perché colto in flagranza di reato mentre estraeva degli uccelli dalle reti tese per la cattura, lei perché in auto trasportava un’arma usata evidentemente dal marito per la caccia. Anche in quel caso si era trattato di un bracconiere recidivo, già protagonista di irregolarità nell’ambito dell’attività venatoria che gli erano costate la revoca del porto d’armi. Al suo domicilio era stato trovato un eccessivo numero di munizioni e un fucile mancante, quello rinvenuto a bordo dell’auto condotta dalla moglie.

Nell’ottobre dello scorso anno erano stati sequestrati ben diciannove i fucili nel corso di un’operazione condotta sulle montagne della Valle Albano, con denuncia nei confronti dei due bracconieri che ne facevano uso: uno di Stazzona e l’altro trasferitosi nel frattempo in Tremezzina.

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