Tolta la Lia, boom di padroncini  Ora il Ticino preferisce gli italiani
Lavoratori varcano il confine tra Svizzera e Italia

Tolta la Lia, boom di padroncini

Ora il Ticino preferisce gli italiani

I servizi delle imprese frontaliere più convenienti di quelli svizzeri

In sei mesi mille in più del 2018. Cattaneo: «Ore lavorate cresciute del 30%»

Altro che “Prima i nostri!”. Lontano dai riflettori, dopo la sonora bocciatura con tanto di abrogazione lo scorso 6 novembre della Lia (la tanto discussa legge ticinese anti-padroncini), ora in Canton Ticino si sta assistendo ad un autentico boom di notifiche da parte di ditte italiane. Numeri alla mano, ciò che maggiormente sorprende è il fatto che sono per gran parte i cittadini o meglio i residenti a dare nuova linfa in Ticino ai padroncini provenienti dal Belpaese, in primis dalle province di confine. Questo per dire che se da un lato alle urne si vota in maniera decisa per favorire la manodopera indigena (vedi la consultazione del 25 settembre 2016), dall’altro nei cantieri privati si attinge a piene mani ai lavoratori indipendenti notificati, i cosiddetti padroncini.

Nei primi sei mesi del 2019, come ha fatto notare TeleTicino, il numero complessivo delle notifiche ha raggiunto quota 12.337 contro le 11.253 nello stesso periodo del 2018. Già la Uil, nella consueta analisi d’inizio maggio (i dati relativi al primo trimestre sul tema dei frontalieri), aveva evidenziato il fenomeno, che Roberto Cattaneo (segretario della Uil Frontalieri di Como) riassume in maniera chiara: «Non solo sono aumentati i dati sul lavoro “notificato”, ma anche sono aumentate in modo importante anche le ore (addirittura +30%) relative ai lavoratori italiani titolari di permessi per un massimo di 90 giorni». «Vi è in particolare una differenza sostanziale da rimarcare rispetto al 2018 - fa notare ancora Cattaneo -. Mentre prima (cioè lo scorso anno e negli ultimi anni) la categoria che registrava i più alti incrementi - sia di persone notificate che di giornate lavorate - era quella dei lavoratori assunti presso datori di lavoro svizzeri, oggi la categoria che registra la parte più consistente in termini di numeri e percentuali è quella dei cosiddetti “prestatori indipendenti” ovvero i padroncini. L’esempio più classico è il privato che chiama una ditta italiana per ristrutturare l’abitazione».

Insomma, il segno più è presente soprattutto laddove la tanto discussa Lia avrebbe dovuto mettere un argine importante. L’obiettivo era creare un “muro di burocrazia” per favorire la manodopera locale. Così non è stato. Anzi l’abrogazione della Lia - con annesso corollario di polemiche - è stata la causa scatenante di una nuova impennata delle ditte italiane in Ticino. Di sicuro a tre mesi e mezzo dalle elezioni federali, l’argomento relativo ai padroncini tornerà al centro della politica ticinese, dove i partiti anti-frontalieri dovranno lavorare a fondo per riconfermare il seggio a Berna. I dati sin qui elencati mettono in risalto anche un altro fenomeno e cioè che l’edilizia (con i comparti ad essa annessi, ad esempio tutto ciò che riguarda la falegnameria) non è poi così in crisi, nonostante i dati lascino poco spazio all’ottimismo. In Ticino l’edilizia occupa oltre 7 mila addetti, più della metà dei quali frontalieri.


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