Strage di pecore a Categno: «È colpa dei cani liberi»
I rilievi della polizia provinciale martedì mattina sul luogo della strage di ovini

Strage di pecore a Categno: «È colpa dei cani liberi»

Dalla polizia provinciale e dall’Asl pochi dubbi sulle uccisioni. «In Valtellina non ci sono randagi, ma animali lasciati in giro dai padroni».

Razzia di un gregge a Categno, frazione di Morbegno, uccise tre pecore, ferite altre tre, potrebbero essere stati dei cani randagi ma la polizia provinciale non esclude che possa essere stato anche il lupo. Dopo le parole accorate dell’allevatore che ha perso in due settimane nello stesso ovile prima tre caprette, quindi altri tre capi, arrivano i commenti degli addetti ai lavori.

Martedì erano sul posto alla recinzione assalita tre addetti venatori della polizia provinciale, ed è proprio il comandante della polizia provinciale Graziano Simonini a fornire nuove indicazioni sull’episodio. «Siamo intervenuti - spiega - e sono in corso analisi approfondite sui resti degli animali da parte dei tecnici di laboratorio. Dalla segnalazione che abbiamo ricevuto - aggiunge - ad aggredire il gregge avrebbero potuto essere stati dei canidi ma poteva essere stato anche il lupo. Da quello che hanno potuto constatare i nostri agenti in loco - ha poi proseguito - è molto probabile che non si tratti di lupo. Il grande predatore non lascia sulle prede i segni rinvenuti a Categno. Quando colpisce aggredisce alla vena giugulare mentre le pecore e agnelli rinvenuti avevano svariate ferite in più parti. Le carcasse prelevate - ha quindi spiegato - sono state portate allo zooprofilattico e avremo con più precisione indicazioni sugli “autori” del misfatto, che è stato comunque commesso probabilmente da un branco di cani, forse lasciati liberi intenzionalmente dai proprietari. Questi animali - ha anche sottolineato Simonini - non vanno tra l’altro criminalizzati, se i proprietari li lasciano vagare liberi iniziano ad inseguire altri animali domestici o anche fauna selvatica e riemerge il loro istinto naturale originario. Sono i proprietari che dovrebbero averne maggiore cura».

Precisazioni anche dalla Asl servizio di Sanità animale. «In Valtellina - spiega il dottor Fabio Orsi, dirigente veterinario alla Azienda sanitaria locale - non esistono cani randagi, esiste il fenomeno dei “cani vaganti” che viene governato in base alle normative vigenti con la collaborazione dei comuni, per il recupero e la cattura. I cani vaganti sono cani che si sono persi e vengono identificati grazie ai microchip, quindi restituiti direttamente ai proprietari. Proprietari - aggiunge - che sono civilmente e penalmente responsabili di quanto fanno i loro animali. C’è poi - dice anche il referente Asl - la pessima abitudine in alcune zone di lasciare andare il cane a fare un giretto magari di notte, ma il cane è discendente del lupo e può sempre manifestare il proprio istinto. Noi - conclude - siamo comunque allertati anche per un eventuale ritorno del lupo».


© RIPRODUZIONE RISERVATA