Stelvio, no allo smembramento. Maroni: «Al Parco pensiamo noi»

Appello a Renzi delle associazioni ambientaliste nazionali sull’area protetta

Il Governatore della Lombardia: «Protestano per paura di perdere la poltrona».

Stelvio, no allo smembramento. Maroni: «Al Parco pensiamo noi»
La sede del Comitato di gestione lombardo del Parco nazionale dello Stelvio, oggi le associazioni ambientaliste temono che venga smembrato

E’ lungo l’elenco delle associazioni ambientaliste scese in campo ancora una volta per dire “no” allo smembramento del parco nazionale dello Stelvio. CIPRA Italia, Italia Nostra, Legambiente, Mountain Wilderness, WWF, LIPU, ENPA, Touring Club hanno firmato una lettera con la quale hanno invitato il premier Renzi a non sottoscrivere l’intesa che estrometterebbe per sempre il parco dello Stelvio dal novero dei parchi nazionali.

«Proprio il suo essere un territorio spartito tra una regione ordinaria (la Lombardia) e due province a statuto speciale – hanno sottolineato le associazioni ambientaliste - è l’elemento su cui da cinque anni si è scatenata l’offensiva autonomista che era stata bloccata dal rifiuto dell’allora presidente della Repubblica Napolitano di sottoscrivere il decreto che avrebbe dovuto sancire la scissione già nel 2012, ma che ora rischia di arrivare al suo epilogo con l’intesa sottoscritta l’11 febbraio e approvata nei giorni scorsi dal comitato paritetico tra Governo e province autonome, ora all’attenzione del consiglio dei ministri».

«Crediamo – hanno dichiarato i responsabili delle organizzazioni nazionali nonchè della federazione sudtirolese delle associazioni di tutela ambientale - che una devoluzione di competenze e responsabilità a regione Lombardia e province autonome sia desiderabile e possa condurre ad una gestione più snella, efficiente e vicina ai cittadini, ma il decentramento non deve avvenire senza le garanzie che la legge quadro sulle aree protette assicura a tutti i parchi nazionali. Il parco deve mantenere una unitarietà che consenta di qualificarlo come parco nazionale, e che produca gli atti fondamentali di tutela, come il piano e il regolamento, che valgano per tutto il territorio».

Precisazioni e rassicurazioni quelle evidenziate dal governatore della regione Lombardia Roberto Maroni: «Il parco rimane quello che è. Quello che cambia è il coinvolgimento dei territori, come è giusto che sia. La Lombardia e le province di Trento e Bolzano vogliono governare il proprio territorio e non affidarlo a qualche burocrate di Roma. Alcune associazioni ambientaliste protestano - ha aggiunto Maroni - perché, nel nuovo sistema di governo, perdono molti posti nei consigli di gestione e di amministrazione del Parco. In Lombardia abbiamo fatto una legge straordinaria contro il consumo del suolo. Ci pensiamo noi a tutelare i nostri parchi».

Nell’appello inviato al premier dagli ambientalisti due sono, in particolare, i punti contestati. Il primo riguarda la soppressione dell’ente parco, sostituito da un comitato di coordinamento formato da nove “saggi” che dovrebbero fornire indirizzi. Il secondo punto concerne il venir meno degli strumenti fondamentali di governo di ogni parco nazionale cioè il piano del parco e il regolamento.

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