Silvio ai lecchesi: «Uniamo
le forze dei moderati»

La prima volta in città dell’ex premier

a sostegno di Negrini: «Vi darà una città più ordinata»

Silvio ai lecchesi: «Uniamo le forze dei moderati»
L’arrivio di Silvio Berlusconi nel pomeriggio di ieri a Lecco (Foto Menegazzo)

Una volta c’era il presidente-operaio, il presidente-ferroviere. Da ieri sappiamo che c’è anche il Berlusconi lecchese. Suo nonno - ha detto in piazza XX settembre l’ex premier - era di Lecco. Poi, ai giornalisti, ha spiegato che, nella terra di Manzoni, il nonno faceva il contadino.

La Lecco da cambiare

Quella di ieri, quindi, per Berlusconi è stata una risalita su per i rami dell’albero genealogico. Un ritorno nella terra degli avi. L’occasione, la campagna elettorale di Alberto Negrini, candidato sindaco sostenuto da Forza Italia che lavorerà - ha annunciato il leader di Fi - per «una città più pulita, ordinata, sicura. Tutte cose che la vecchia amministrazione non ha saputo fare». La visita di Berlusconi a Lecco è cominciata più o meno alle sei meno dieci. Le vie del centro erano piene di gente per lo struscio domenicale. In piazza Garibaldi, due camion bianchi della Rai annunciavano qualcosa di strano e inatteso perché il blitz in piazza di «Silvio» (così lo chiamano-acclamano i fan) è stato tenuto segreto (o quasi: i giornalisti ne erano a conoscenza) fino all’ultimo (motivi di sicurezza).

Berlusconi è stato accolto in piazza XX Settembre dallo sventolio di bandiere di Forza Italia e da musica a parole di «Meno male che Silvio c’è», il cui ritornello era accompagnato dal coro dei simpatizzanti più caldi. Caldo, faceva in piazza sotto un sole già estivo, se n’è lamentata anche la Pascale: «Che caldo», ha esclamato a un certo punto mentre «Silvio» (ripetiamo, come lo chiamano i fan) parlava dal palco con alla sua sinistra Negrini e alla destra Michela Vittoria Brambilla.

Berlusconi ha parlato di Lecco («Bella città, con le montagne, il Resegone, il lago, il fiume. Una città che vogliamo più, pulita, ordinata, sicura, attenta ai bisogni dei cittadini e non solo a quelli delle cooperative»), e della politica nazionale («Siamo una democrazia sospesa. Questo è il terzo governo non eletto dal popolo. Renzi era stato eletto per fare il sindaco di Firenze con 108mila voti. Quando l’ho incontrato l’ho guardato dall’alto dei miei 220milioni di voti in vent’anni di politica»).
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