Senza i voucher perse

500mila occasioni di lavoro

Senza i voucher perse   500mila occasioni di lavoro

Le imprese chiedono di reintrodurli: «Il lavoro a chiamata costa troppo e non è flessibile»

I risultati dell’indagine sui voucher realizzata da Swg per Confesercenti e pubblicata nei giorni scorsi su La Stampa ha rilanciato la discussione sugli effetti dell’abolizione, nel marzo 2017, dei buoni-lavoro oltre che sugli esiti dell’utilizzo del “Libretto di famiglia” per i lavoretti e del “Contratto di prestazione occasionale” per le imprese. Due strumenti che, come spiegano i dati, sembrano proprio non essere riusciti a decollare, il primo perché di utilizzo complicato per le famiglie e il secondo perché prevede troppi paletti che limitano la platea di utilizzatori.

I dati dell’indagine sono solo nazionali per uno studio che sostiene come in un anno senza voucher si siano perse quasi 500mila occasioni di lavoro, verosimilmente al netto di quelle collaborazioni che, come ci confermano imprese locali del turismo, in mancanza di voucher sono andate ad alimentare il lavoro a chiamata.

Sulle 800 imprese che hanno partecipato allo studio di Confesercenti solo il 30% utilizzava i voucher (fra loro il 4% in modo frequente), e fra loro oggi solo un terzo è stato in grado di utilizzare il nuovo contratto occasionale. Il 43% lo ha ritenuto troppo complicato e il 7% totalmente inadatto alle proprie esigenze.

Ora, quasi la metà (47%) delle imprese coinvolte nell’indagine si dice d’accordo con la reintroduzione dei voucher, come scritto nel programma di Governo, mentre il 32% è contrario e il resto non sa.

Anche le imprese lariane guardano alla nuova riforma visto peraltro che il loro comportamento nell’utilizzo dei buoni lavoro era stato coerente, senza cali nonostante la stretta imposta nel settembre 2016 dal nuovo sistema di tracciabilità, che ne azzerava le possibilità di frode.

Infatti durante tutto il 2016 (ultimo anno di pieno utilizzo dei voucher) in provincia di Como secondo i dati Inps erano stati ventuti 1.369.020 voucher, mentre in gennaio, febbraio e primi di marzo 2017 ne sono stati venduti 322mila, una proporzione pressoché intatta. Idem per Lecco, dove a fronte di 1.200.932 voucher venduti nel 2016, a inizio 2017 ne sono stati venduti 261.606.

«Riteniamo che una reintroduzione dei voucher sia per i nostri settori una cosa senz’altro positiva - Del resto - dice il direttore di Confcommercio Lecco, Alberto Riva - la loro abolizione ci aveva visti nettamente contrari perché penalizzava ingiustamente soprattutto le nostre imprese del turismo. Gli abusi ci sono stati – continua Riva – ma si sono verificati solo nel momento in cui l’utilizzo dei voucher, che erano una risposta valida alle esigenze di flessibilità dei servizi del turismo, sono stati estesi a tutti i settori produttivi fra cui l’edilizia e la manifattura. Non siamo stati noi a determinarne gli abusi».

Nel frattempo le imprese del settore sono tornate ad utilizzare il lavoro a chiamata, «che costa molto più dei voucher, un costo che le nostre imprese hanno accettato di pagare perché compensato dalla flessibilità che il lavoro a chiamata permette. Allo stesso modo – conclude Riva – una nuova riforma ci vedrà favorevoli solo se garantirà tale flessibilità».

A parlare dell’abolizione dei voucher come di un fatto che ha causato «una perdita effettiva netta» per le imprese è Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como. «Ho visto tante nostre piccole attività – afferma – che con l’abolizione dei voucher hanno stretto i denti e sono andate avanti col solo lavoro del titolare».

Perché allora non utilizzare il lavoro a chiamata? «Perché evidentemente – prosegue Casartelli – non ha la stessa flessibilità dei voucher e ha costi diversi. I voucher permettevano alle imprese di gestire meglio le emergenze nell’attività e comunque erano una possibilità di lavoro occasionale che a volte fra le nostre imprese hanno creato anche qualche opportunità di inserimento stabile di giovani».

Bene dunque, secondo Casartelli, un ritorno dei buoni-lavoro «con dei correttivi, visto che vanno senz’altro contrastate tutte le possibilità di utilizzare i voucher a copertura di quello che in realtà è lavoro a tempo pieno, un fenomeno che del resto nel mio settore, tradizionalmente caratterizzato dal bisogno di prestazioni occasionali, non si è verificato».


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