Riforma della banche popolari, oggi il verdetto della Corte Costituzionale
La sede della Bps in piazza Garibaldi

Riforma della banche popolari, oggi il verdetto della Corte Costituzionale

La decisione è molto attesa: più di tutti, dalle uniche due banche che hanno “congelato” la trasformazione in Spa, ossia la Popolare di Bari e quella di Sondrio. Ma in generale da tutto il sistema.

Utilizzo del decreto legge, poteri di regolamento di Bankitalia e soprattutto diritto di recesso. Ruota attorno a questi tre temi la causa di cui si è occupa ieri la Corte costituzionale, chiamata a valutare il decreto legge varato dal governo nel 2015, che ha disposto la trasformazione in Spa delle banche popolari con attivo sopra gli 8 miliardi. L’udienza si è aperta in tarda mattinata con l’esposizione del caso da parte della relatrice, la giudice Daria De Pretis. Tredici in tutto i giudici presenti. Di fronte al tavolo a ferro di cavallo del collegio, schierati 9 avvocati rappresentanti delle parti. L’udienza è stata poi aggiornata alle 16.

La decisione - che arriverà oggi - è molto attesa: più di tutti, dalle uniche due banche che hanno “congelato” la trasformazione in Spa, ossia la popolare di Bari e quella di Sondrio. Ma in generale da tutto il sistema.

La riforma varata per decreto legge dal governo di Matteo Renzi nel 2015 obbligava le banche popolari con attivi oltre gli 8 miliardi a trasformarsi in società per azioni entro il 27 dicembre del 2016. Nel dicembre di quello stesso anno il Consiglio di Stato aveva tuttavia accolto parzialmente i ricorsi presentati da alcuni soci e associazioni dei consumatori interrompendo di fatto la riforma per le uniche due banche che non avevano effettuato la trasformazione, la Banca Popolare di Sondrio e la Popolare di Bari.

La causa ruota attorno a due disposizioni: la norma che ha imposto la trasformazione in Spa alle popolari con attivo sopra gli 8 miliardi e la circolare applicativa di Bankitalia. Come detto, tre i rilievi dei ricorrenti: utilizzo del decreto legge, poteri di regolamento di Bankitalia, diritto di recesso. Il Tar ha respinto. Il Consiglio di Stato, invece, oltre un anno fa ha rimesso gli atti alla Consulta: oggi il giorno della verità.

In realtà, la questione se ci fossero i presupposti di necessità e urgenza per il decreto legge è superata e risolta da una precedente sentenza su ricorso della Regione Lombardia. Gli stessi legali dei soci, Ulisse Corea e Francesco Saverio Marini, hanno chiarito che il tema è uno solo, il diritto di recesso. A decidere come applicare nel concreto la pronuncia della Corte saranno in ogni caso i giudici del Consiglio di Stato.

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