Quando Gorbaciov paralizzò Sondrio

Il ricordo Nel 1994 fu ospite della Bps, bagno di folla in piazza Garibaldi. Disse: «Gli italiani benvenuti in Russia». Tra le montagne si sentiva a casa

Quando Gorbaciov paralizzò Sondrio
Gorbaciov a Sondrio nel 1994

Uomo del Caucaso, e quindi di montagna, Mikhail Gorbaciov si sentì a casa durante la storica visita, quasi trent’anni fa, al capoluogo. Fu lui stesso a riconoscerlo a margine del memorabile incontro organizzato dalla Banca Popolare di Sondrio che lo vide protagonista in una città piccola e un po’ sperduta, com’è del resto la nostra, ma che seppe tuttavia accoglierlo con particolare affetto.

Premio Nobel

Appresa la notizia della dipartita del premio Nobel per la pace nel 1990, in molti ieri hanno fatto con piacere memoria di un evento unico per Sondrio, fortemente desiderato dall’allora direttore generale della Bps, l’illuminato Piero Melazzini, che volle accogliere in città un vero e proprio “big”, come definiremmo Gorbaciov oggi.

Uno dei più influenti del XX secolo, a cui l’Europa – in fondo – ha sempre guardato con particolare favore, in quel memorabile 15 novembre 1994 parlò per diverse ore davanti a una platea davvero nutrita, composta da uomini e donne di ogni età. Prima l’incontro con le autorità e gli imprenditori nella sala conferenze della Banca, quindi la conferenza al teatro “Pedretti”: due eventi in cui «tutti salutano in piedi il padre della perestroika, l’uomo che ha iniziato una delle rivoluzioni più significative nella storia degli ultimi decenni», come raccontò a quel tempo Paolo Redaelli su “La Provincia” settimanale del 18 novembre 1994, a pochi giorni dall’arrivo in città di Gorby.

Gli studenti che accorsero al teatro ad ascoltare le sue parole ora sono adulti: allora – lo testimoniano gli articoli del tempo – lo attesero per parecchie ore in una piazza Garibaldi delle grandi occasioni, affollata come mai prima. Chissà cosa ricorderanno della visita, vissuta con tutta probabilità con la spensieratezza di chi, a 18 anni, ha di meglio a cui pensare. Ma che si sia trattato di un evento epocale, questo è innegabile: le cronache parlano di più di tremila persone in piazza.

«Dobbiamo capire le novità del mondo per trovare nuove vie di collaborazione e costruire la nuova Europa», disse Gorbaciov ai sondriesi. «Gli Italiani sono i benvenuti in Russia, sia come turisti che come investitori», aggiunse: parole che oggi, alla luce dei ben noti fatti legati alla guerra in Ucraina, paiono un po’ strane, ma che fanno comprendere la «necessità che i governi considerino i grandi problemi in una dimensione mondiale», come riferiscono sempre le cronache di allora.

I contatti tra lo statista e la banca «erano intercorsi sin dal 1988, un anno dopo la tragica calamità naturale, poi gli eventi internazionali lo hanno impedito e Gorby, a distanza di sei anni, ha voluto onorare quell’invito, commuovendosi profondamente davanti allo spettacolo di quell’enorme ferita aperta nel fianco della montagna che ha provocato decine di vittime». Sì, perché «il primo pensiero di Gorbaciov è stato appunto per i morti di Valpola», raccontava nel 1994 il nostro collaboratore, riportando anche le parole di speranza dello stesso presidente, secondo cui «gli Italiani sono gente che ama la vita e hanno la capacità di uscire dalle disgrazie».

All’avanguardia

In teatro l’ex presidente sovietico parlò di «profonde trasformazioni: la sfida ecologica, quella nucleare, il problema del narcotraffico, dei diritti umani, del degrado morale». In periodo di campagna elettorale, sono concetti che risuonano assolutamente attuali e, nel concreto, «sono temi – disse Gorbaciov – che richiedono un impegno comune dei governi. Vedo, però, purtroppo che ancora i governi ragionano, nel migliore dei casi, su scala nazionale».

«Visibilmente accalorato» descrisse il nostro cronista l’ultimo segretario generale del Pcus prima del crollo del comunismo quando accennò alla situazione politica italiana. «I cittadini – le parole del Nobel – si sono stancati di partiti che hanno eretto barriere burocratiche nei confronti della gente e in campagna elettorale promettono cose che non mantengono mai. Le forze politiche farebbero bene a ricordare che senza la gente non si possono prendere decisioni importanti».

Un monito che non può rimanere inascoltato.

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