Processo Gilardoni, un punto per la difesa  Orsini: «Redaelli? Era solo un esecutore»
Mandello - La sede della Gilardoni Spa (Foto by Sandro Menegazzo)

Processo Gilardoni, un punto per la difesa

Orsini: «Redaelli? Era solo un esecutore»

Il nipote della “patron” Cristina

«Decideva tutto lei. Gli insulti? Li sentivo solo da zia»

La deposizione di Andrea Ascani Orsini, socio di minoranza della Gilardoni Raggi X e per 10 anni direttore di produzione della storica fabbrica mandellese, ha fatto segnare un punto a favore della difesa di Roberto Redaelli, ex capo del personale, rimasto il principale imputato nel processo per lesioni e maltrattamenti ai dipendenti.

Infatti, nelle scorse udienze, per la co-imputata ed ex presidente Cristina Gilardoni , è stato disposto il non luogo a procedere a causa delle precarie condizioni di salute. Nella sua deposizione Ascani Orsini, nipote di Cristina Gilardoni, a sua volta imputato nel procedimento con l’accusa di “culpa in vigilando” relativamente a norme in materia di sicurezza sul lavoro, ha definito Redaelli come mero esecutore delle volontà della zia-presidente.

«In azienda – ha spiegato – decideva tutto lei. Per questo quando c’erano problemi per ferie e permessi non concessi mi rivolgevo direttamente alla zia. Cristina Gilardoni era una persona autoritaria, faceva sempre tutto di testa sua, parlare con Redaelli non avrebbe portato risultati». Ha inoltre dichiarato di non aver mai visto il responsabile del personale insultare o maltrattare dipendenti: «Gli unici insulti che ho sentito in azienda sono arrivati da mia zia».

L’articolo completo sul giornale in edicola domani, giovedì 14 novembre.


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