“Primavere”, il bilancio:
«L’uomo al centro
della città smart»

Daniela Taiocchi , organizzatrice del festival, tira le somme degli incontri di quest’anno

“Primavere”, il bilancio: «L’uomo al centro della città smart»
”La città delle Dame” al Sociale: momento importante de “Le Primavere”
(Foto di Andrea Butti)

Il senso ultimo di una manifestazione dell’ampiezza de “Le Primavere” si ritrova nei messaggi che relatrici e relatori hanno trasmesso al pubblico negli incontri, ma anche attraverso le nostre pagine e che saranno poi fruibili ancora più ampiamente appena saranno disponibili su Bergamo Tv.

«Per La Provincia è stata un’occasione importante per riflettere sul suo territorio – commenta Daniela Taiocchi , curatrice del festival che si è svolto al Sociale dal 26 aprile al 4 maggio – Si è parlato di città capoluogo, ma visto che siamo andati a lavorare anche sull’abitare in senso lato, ha riguardato anche i comuni del lago e di tutta la realtà comasca. Questa edizione delle Primavere voleva fornire l’opportunità di un manifesto serio, documentato, composto alla luce di esperienze nazionali e internazionali, storiche e contemporanee». Negli incontri sul tema “(Meta)verso la città ideale” si sono discussi tanti modelli che sono allo studio in questi anni, alcuni applicati, altri studiati in via teorica per applicazioni future, altri attuati in via sperimentale.

«Abbiamo appreso, innanzitutto, nell’incontro introduttivo di Luciana Maci , che il concetto di ‘smart city’ non è più quello di una città ipertecnologica, sempre connessa e costellata di sensori, ma riguarda, maggiormente, la tutela della salute, la ricerca del benessere e della felicità delle persone e si estende fino alla cura degli anziani e all’inclusività».

L’uomo rimane al centro: «Ho apprezzato molto la considerazione del filosofo Silvano Petrosino , quando ha affermato che, secondo le Scritture, siamo partiti dal giardino dell’Eden e la nostra destinazione è la Gerusalemme celeste, quindi il nostro approdo non è un ritorno al passato – il ‘ritorno alla natura’ - ma è sempre una città. Da ripensare in modo più sostenibile, ecologico, ma sempre legato all’uomo che la abita, che ne è l’elemento centrale».

Petrosino sottolineava anche, con una felice sintesi, che «la natura, di per sé, non ha né perdono né misericordia. Prevale la selezione naturale. I deboli sono condannati a scomparire».

«Invece nell’abitare dell’uomo – prosegue Taiocchi - c’è l’attenzione per il debole, per chi è sfortunato, per chi è abbandonato. All’interno dell’uomo c’è anche una tendenza alla distruzione e questa si può manifestare anche nella configurazione di una ‘città perfetta’: se questa diventa un luogo dove tutto deve funzionare secondo un controllo assoluto diventa, sempre con le parole del professor Petrosino, un ‘inferno bianco’».

Senza programmi

Da chi programma tutto a chi non programma nulla: «L’incontro con Philipp Bonhoeffer , persona semplicemente straordinaria, chirurgo, medico in zone disagiate, ma anche musicista e amante del bello che ha trasformato un paesino in un paradiso passo dopo passo, senza un progetto, ci ha dimostrato che non tutto si deve calcolare in termini di efficienza e di ritorno economico».

Chi ha descritto una città ideale non solo sulla carta, ma basandosi sull’esperienza personale, è l’urbanista Carlos Moreno che con la sua “Parigi in 15 minuti” ha ispirato e convinto la sindaca Hidalgo. «Secondo lui l’abitabilità della città dipende dalla capacità di creare dialogo tra diverse funzioni urbane a livello di quartiere mentre il ruolo della natura non deve essere solo ornamentale, ma deve diventare un vettore di benessere anche perché porta sicuramente benefici dal punto di vista sanitario: riduce lo stress e le malattie respiratorie. A questo si collega quello che ha detto Valentina Boschetto Doorly : l’uomo è stato creato per vivere con la natura, non è stato creato per vivere seduto davanti a un computer. E, sempre secondo la saggista, le città hanno bisogno di ‘breakers’, persone che abbiano il coraggio di cercare nuovi paradigmi di produzione in cui la creazione di profitto va di pari passo con la creazione di valore».

I temi locali

Tanti temi emersi si possono facilmente declinare in versione comasca. «Sicuramente quelli che riguardano il turismo e i trasporti – puntualizza – Le città non si devono svendere al turismo. Nel momento in cui tu trasformi i luoghi più belli in ricettacoli di gitanti mordi e fuggi, li svuoti di abitanti e quindi, nell’onda lunga, anche di turisti, perché non vanno in un posto dove esistono solo alberghi e strade vuote oppure piene solo di altri turisti. Allo svuotamento contribuiscono anche la grande distribuzione e venditori on line come Amazon che ammazzano il piccolo commercio, i negozi di prossimità che sono indispensabili soprattutto per quelle persone che non sono ‘digitalizzate’ e che hanno tutto il diritto di non esserlo. Per quanto riguarda i trasporti, i collegamenti devono essere efficienti e vanno ripensati per questi nuovi tempi. Semplicemente, le piste ciclabili portano più biciclette, strade asfaltate e parcheggi portano più automobili».

Le Primavere, oltre a festeggiare i 130 anni de La Provincia, quest’anno sono cadute a ridosso delle elezioni: «Un elemento che non ci è certo sfuggito – conferma Daniela Taiocchi – questi incontri vogliono anche essere degli strumenti, dei suggerimenti per chi verrà a governare e avrà il compito di ridisegnare Como per i nuovi tempi».

Cosa chiedono i comaschi: la survey

In avvicinamento alla decima edizione de Le Primavere, il nostro portale www.laprovinciadicomo.it, ha proposto una survey, un’indagine statistica, sulle smart city e le città ideali mirata su Como e il suo territorio. Questo perché negli ultimi anni le nostre città, quartieri e comuni sono cambiati. La pandemia ha creato nuove esigenze e nuovi approcci alla vita sociale e visto che con Le Primavere abbiamo affrontato proprio i temi della “Città Ideale” e delle “Smart city”, prima era importante raccogliere le esperienze e le indicazioni dei lettori e degli utenti per poter raccontare al meglio il cambiamento che stiamo vivendo e che vivremo nei prossimi anni attraverso paure, aspettative e bisogni. Un questionario che poneva, agli abitanti di Como e del territorio, delle domande sul loro abitare per meglio indirizzare quelle che sarebbero poi state rivolte alle relatrici e ai relatori durante gli incontri condotti dal direttore Diego Minonzio in Sala Bianca e al Teatro Sociale.

Da tutte queste risposte, quasi 800, è possibile farsi un’idea dell’orientamento di questo periodo. Se la città che ha fornito il maggior numero di risposte è stata Como, le immediatamente successive sono state Cantù, Cernobbio e Tavernerio. «Quale tra i comuni della provincia di Como ritieni essere genericamente un luogo Ideale?»: c’è un’ovvia prevalenza del capoluogo e seconda ancora Cernobbio, ma terza, un po’ a sorpresa, San Fermo della Battaglia che vince su Menaggio e Bellagio, le perle del Lario. Per quanto riguarda gli aspetti che rendono ideale una città, il verde prevale su tutto, seguito dalla qualità dell’aria, dalla situazione del traffico e dalla sicurezza che superano la vicinanza dei servizi primari e i trasporti. Traffico e costo delle abitazioni sono, nella percezione di chi ha risposto, le cause fondamentali dello spopolamento della città. Infatti i trasporti sono in cima alla classifica dei servizi che dovrebbe fornire una città moderna, assieme a ordine e pulizia. La maggioranza, poi, non vuole una realtà controllata dai satelliti anche se non manca chi nota che aiuterebbero a “Ridurre il consumo del suolo / territorio (ad esempio il livello di cementificazione)” e a “Migliorare la sicurezza”. È interessante analizzare il dato che emerge dalle risposte alla domanda “Cos’è che ti avvicina al tuo paese/città quando sei lontana/o?”. All’ultimo posto il cibo, al penultimo “L’offerta culturale, unica nel suo genere”. Guardando al futuro, quasi la metà degli utenti ipotizza “Città più vivibili e green”. Insomma, tirando le somme, i comaschi vogliono città più verdi e con servizi più efficienti, e questo è lapalissiano, ma la risposta migliore è quella che afferma, quando si parlava di controllo dall’altro, “I problemi sono noti, non servono i satelliti”, aggiungiamo, per risolverli.

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