Poste, gli uffici non chiudono. Per ora

Ma il piano dei tagli non sarà ritirato: potrà essere modificando cercando di salvare il salvabile. La palla a Comuni e Regione chiamati a fare una proposta. Nava: «No alle logiche campanilistiche»

Poste, gli uffici non chiudono. Per ora

Una boccata di ossigeno. Per il momento gli uffici postali non chiudono. Ieri pomeriggio in Regione il tavolo di lavoro in cui è stato rimarcato che il piano di chiusure e razionalizzazione degli orari siglato da Poste non verrà ritirato, ma potrà essere modificato, cercando di salvare qualche sportello. Qualcuno e non tutti.Per il momento comunque i tagli restano congelati fino a data da definirsi.

«Abbiamo tempo fino al 30 aprile per consegnare il nostro controprogetto alle chiusure - dice il consigliere provinciale delegato alla questione Poste Ugo Panzeri - il 12 maggio ci sarà l’ultimo incontro in Regione da cui scaturirà il piano da presentare a Poste per riuscire a salvare almeno qualcuno degli uffici destinati a chiudere. Piano che per il momento riguarda solo gli sportelli destinati ad abbassare la serranda, ovvero San Giovanni e Acquate a Lecco, Sala al Barro a Galbiate, Maresso a Missaglia, Beverate a Brivio, Rossino a Calolziocorte, e uno degli uffici di Verderio».

I criteri sono in particolare la presenza o assenza di sportelli bancari nello stesso Comune, la distanza rispetto a un altro ufficio postale, la presenza o assenza e frequenza delle linee di trasporto pubblico locale, i Comuni recentemente oggetto di fusione.

«È necessario da parte nostra - ha spiegato il sottosegretario regionale Daniele Nava - fare una scrematura in maniera oggettiva ed elaborare un prospetto, sottolineando i casi più critici su cui chiedere un ripensamento. Non è opportuno avviare una guerra tra poveri. Ci siamo dati dei criteri e su questi dobbiamo basarci. Non si può dare ragione a chi grida di più o sottostare a logiche campanilistiche».

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