Portavano la coca

fino in Svizzera

Con il trenino rosso

In carcere era finito l’autista del Gabbiano

e un corriere appena arrivato da Milano

Ora è stata ricostruita la mappa dello spaccio

La via della cocaina seguiva i binari del trenino rosso e da Tirano giungeva in Svizzera, sino alla zona di Poschiavo, dove la droga veniva venduta anche a 80 franchi al grammo.

Ieri mattina la quadra mobile di Sondrio ha eseguito cinque misure cautelari. Un’ordinanza di custodia in carcere è stata notificata a Gianluca Vanoni, già arrestato lo scorso luglio; per tre donne di origine dominicana, residenti a Tirano è stato disposto l’obbligo di dimora in quella città , mentre per una quarta immigrata, residente a Poschiavo, è stata decisa la misura del divieto di dimora in provincia di Sondrio.

Gli agenti, al termine di lunghe indagini, hanno ricostruito la mappa dello spaccio che negli ultimi mesi avveniva tra Tirano, l’Alta Valle e la Svizzera. E che, secondo l’accusa, aveva in Francesco Panetta, uno dei principali riferimenti. Panetta, 64 anni, di origini calabresi ma residente a Tirano era l’autista della comunità di recupero il Gabbiano.

Il corriere con la droga

Era finito in carcere nei giorni scorsi, fermato dagli agenti della squadra mobile mentre stava per ricevere due etti di cocaina da un corriere arrivato da Milano, Angelo Adriano Arpidone.

Le indagini della polizia hanno permesso di appurare che non si trattava di una consegna isolata, ma che l’attività di spaccio andava avanti già da diversi mesi. Già lo scorso luglio era stato arrestato dagli agenti Gianluca Vanoni, classe 1972, fermato a Morbegno in auto insieme a Maria Rosaria Colizzi.

In quell’occasione erano stati sequestrati altri due etti di stupefacente: per l’accusa quella cocaina era destinata al Panetta. E l’attività di spaccio era continuata nonostante l’arresto del corriere.

Ma non solo. Secondo la ricostruzione fatta dalla squadra mobile agli ordini del commissario Carlo Bertelli, il Vanoni oltre a consegnare la droga al Panetta aveva anche una propria “attività al dettaglio” dello spaccio, soprattutto nella zona di Vigevano. Sono stati individuati 6 o 7 consumatori, infatti, che si erano rivolti al Vanoni per acquistare delle dosi.

Clienti insospettabili

Secondo l’accusa - le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Elvira Antonelli - il Panetta, invece, aveva messo in piedi una propria rete di spaccio tra la Svizzera e il tiranese “in collaborazione” con quattro donne di origine dominicana. Tre residenti a Tirano, la quarta a Poschiavo.

Il Panetta, dopo aver ricevuto lo stupefacente dall’hinterland milanese,, confezionava le singole dosi nei locali della comunità Il Gabbiano nei quali aveva accesso in qualità di autista. E dove sono stati sequestrati un bilancino di precisione, cellophane per il confezionamento delle dosi e sostanza da taglio. «Anche perchè - è stato sottolineato nella conferenza stampa di ieri - la droga sequestrata era di alta qualità. quasi pura».

La droga veniva poi rivenduta ai consumatori, al prezzo anche di cento euro al grammo. Una quindicina gli acquirenti che negli ultimi mesi, per l’accusa, si erano riforniti dal Panetta: tra di loro liberi professionisti, commercianti, esercenti, tutti residenti nel tiranese e nell’Alta Valle. E c’era anche chi decideva di “farsi la scorta”, acquistando anche cinque o dieci grammi alla volta. Per incontrare i propri clienti, il Panetta, si serviva anche dell’auto del Gabbiano, un’Opel Meriva con il logo della comunità.

Le quattro donne

Le donne di origine dominicana, più che altro, in base alle indagini, avrebbero avuto il compito di portare la droga in Svizzera e spacciare nella val Poschiavo. In particolare: le tre donne residenti nel tiranese (J.S.R. , classe ’87, D.F.R. del’95 -cugine- e K.J.R.B del’93) avrebbero ritirato la droga dal Panetta e l’avrebbero portata in Svizzera, servendosi in più di un’occasione anche del famoso trenino rosso. A Poschiavo, una quarta dominicana (R.R.B. del ’93), per l’accusa, provvedeva a spacciare le singole dosi. n

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