«Ponte di Annone, ritardi inspiegabili»
Lavori in corso al ponte di Annone, un’opera che però ha accumulato notevoli ritardi (Foto by menegazzo)

«Ponte di Annone, ritardi inspiegabili»

L’espertoDi Prisco: «In un paio di mesi dall’apertura del cantiere, l’operazione si sarebbe potuta completare»

«Il cavalcavia non presenta particolari difficoltà tecniche. E le risorse erano a disposizione già dal maggio 2017»

Quando i media di tutto il Paese hanno fatto rimbalzare le immagini dell’avvio della demolizione di quello che resta del Ponte Morandi a Genova, nel Lecchese in tanti sono corsi con la mente ad Annone.

Il paradosso

Possibile che a due anni e mezzo dal crollo che ha ucciso Claudio Bertini, il nuovo cavalcavia non sia nemmeno abbozzato? Eppure quella di cui ha bisogno la Brianza è una infrastruttura per la cui costruzione «sono sufficienti due mesi», secondo il principale esperto nazionale e internazionale di calcestruzzi.

Il ragionamento, naturalmente irrispettoso né dei disagi che Genova (e non solo) sta vivendo dal 14 agosto, né tanto meno per le vittime di quel disastro. Ma va da sé che il parallelo sia inevitabile.

Il 2 marzo, secondo l’attuale stato di avanzamento dei lavori, il nuovo viadotto difficilmente potrà essere messo a disposizione di cittadini e aziende, come invece aveva promesso Anas. Troppi ritardi accumulati: la posa della campata unica del nuovo ponte in acciaio avrà luogo probabilmente solo più avanti, anche se al momento non si può sapere quando con precisione.

Qualche certezza la concede Marco Di Prisco, docente del Politecnico di Milano, luminare nel campo dei calcestruzzi. «Nel maggio 2017, quando stavamo conducendo le indagini sul ponte, le risorse necessarie alla ricostruzione erano già disponibili - ricorda - A quel punto, partiti con la gara d’appalto, i termini si sono dilatati per le pratiche correnti. Non credo che ci siano stati incidenti di percorso, anche perché la pressione esercitata come media ha fatto sì che quelli che potevano operare con celerità l’abbiano effettivamente fatto».

È dunque quando si è dovuto iniziare a mettere mano effettivamente al cantiere che si è perso qualche colpo. «I tempi tecnici, non essendomene occupato direttamente, non li conosco - premette Di Prisco - Ma posso dire che per le caratteristiche del cavalcavia e della zona in un paio di mesi dall’apertura del cantiere l’operazione si sarebbe potuta completare. È un’opera assolutamente non complessa, che non presenta difficoltà particolari. Certo, anche nelle opere più semplici a volte capita di incorrere in qualche inceppamento, ma mi stupisco anche io del tempo che si sta impiegando per questo intervento. Tanto che tutti si chiedono quanto tempo sarà necessario a completare il “Morandi”, se per Annone ci si sta impiegando così tanto».

Pro e contro

Anche nei processi che bruciano le tappe, però, ci sono i contro. «Quando si cerca di accelerare molto gli iter, le popolazioni ne traggono solitamente dei benefici - chiosa il docente - ma c’è un Rup (il responsabile del procedimento) che rischia sempre. Perché le scorciatoie sono laminate di possibili controindicazioni di cui poi risponde il responsabile».


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