Più avviamenti al lavoro   e meno precari

Più avviamenti al lavoro

e meno precari

La Cisl di Lecco analizza i numeri dell’occupazione: «Si avvertono timidi segnali di miglioramento»

I timori per i tanti giovani che non studiano e non lavorano: «Una sfida che richiede molta attenzione»

Nel Lecchese sono aumentati gli avviamenti e qualche giovane lavoratore è un po’ meno precario di prima.

Questo nonostante nel 2014, la crisi economica abbia penalizzato il mercato del lavoro e, quindi, il contesto occupazionale del nostro territorio. L’andamento dei tassi di occupazione restano infatti inferiori al 70% degli attivi e la disoccupazione supera il 7%.

È la prima volta che si registra uno spostamento dai contratti precari a contratti a tempo indeterminato.

In Provincia di Lecco, a febbraio 2015 rispetto allo stesso mese del 2014, la crescita dei contratti a tempo indeterminato è stata del 53% con 589 contratti stipulati rispetto ai 384 dell’anno scorso.

In Lombardia, nel 2014 per il terzo anno consecutivo però si è ridotto il numero di lavoratori avviati al lavoro (di poco superiori alle 30mila unità ) ma soprattutto è rimasto negativo il saldo tra avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro (oltre 2.700 unità).

Nelle imprese del territorio, in particolare nel settore manifatturiero, i posti di lavoro sono diminuiti di 1.400 unità, nell’edilizia di 450, nei servizi di 850. «Non sappiamo se questo spostamento sarà seguito da un altrettanto dato positivo sul lato dell’incremento occupazionale in termine di tassi di attività permanenti, - commenta Francesco Di Gaetano della segreteria Cisl - lo verificheremo nei prossimi mesi. Di certo, per ora, quelli che abbiamo definito timidi segnali di ripresa si sono concretizzati in due fatti: sono aumentati gli avviamenti e qualche giovane lavoratore è un po’ meno precario di prima». È poi evidente che, insieme ai timidi segnali di miglioramento dell’economia, si registri una forte attenzione delle imprese alla decontribuzione del costo del lavoro. Sono mille in Brianza, le aziende che hanno chiesto all’Inps l’utilizzo di questi sgravi.

Premesso tutto questo, non mancano gli elementi di preoccupazione. «I neet, cioè quei giovani che non studiano né lavorano, continuano a rappresentare una sfida a cui dedicare molta attenzione. A essi, il legislatore ha dedicato il programma “garanzia giovani”, che ha dimostrato qualche problema e, ancora oggi, scarsi risultati in termini numerici», spiegano i responsabili della Cisl territoriale.

Altri decreti del jobs act, oltre a quelli già varati, sono attesi per capire come il Governo intenda promuovere una strategia sul lavoro più efficace. «A noi – commenta Marco Viganò, segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco - sembra di dover ricordare a questo Esecutivo che è importante non abbandonare le buone prassi che i territori hanno fino a oggi espresso in ordine sia alla gestione della domanda e offerta di lavoro, ma anche per tutto il lavoro che si è realizzato per far diventare reali ed esigibili quelle politiche attive che devono consentire una mobilità programmata a garanzia dei lavoratori e lavoratrici che perdono un posto di lavoro. Per questa ragione intendiamo vigilare sulle prossime decisioni in merito all’agenzia unica nazionale e alla partita della formazione»

«Chi sta costruendo una coalizione sociale e sindacale basando la sua coesione nel fare del jobs act un obiettivo da affossare, rischia di fare un cattivo servizio alla causa dei lavoratori e del sindacato in questo Paese», è il commento finale dei responsabili Cisl.


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