Venerdì 06 Giugno 2014

Partita la cordata

per recuperare

Matteo ed Enrico

Un triste viaggio durato otto giorni

È partita la spedizione per recuperare i corpi di Matteo Tagliabue ed Enrico Broggi
(Foto by (Dal sito ancash noticias))

Immobili nella neve e nel ghiaccio. Ancora da recuperare. Una missione non semplice, con il maltempo che minaccia le alte quote dell’Alpamayo, la montagna della Cordillera Blanca, nelle Ande, dove sono stati individuati Matteo Tagliabue ed Enrico Broggi, precipitati una settimana fa.

Era venerdì, quando i due ragazzi di Cantù, 27 e 29 anni, dati inizialmente per dispersi, sono stati coinvolti da un crollo nevoso sotto la vetta della grande piramide bianca del Perù. Come loro, sono saliti in cordata i soccorritori, pronti a uno dei compiti più difficili: recuperare, come vengono definiti, i corpi dei due ragazzi, entrambi individuati come tali già da un paio di giorni.

Spedizione complessa

Non è semplice affrontare l’Alpamayo in questi giorni. Ieri, all’alba, le guide d’alta montagna insieme alla squadra di soccorso della polizia hanno tentato di raggiungere la zona impervia dove sono stati già visti sia Tagliabue, identificato anche grazie alla tuta rossa, che Broggi, avvistato, come riferito da Renzo Moreno Ardiles, presidente delle guide, a un centinaio di metri dal compagno d’ascesa, ancora attaccato alla corda che i due stavano utilizzando. Sono rimasti laddove si trovano, prima che la sporgenza di 16 metri quadri, sulla quale si stavano muovendo, crollasse da un’altezza superiore ai 5mila metri. E finisse, trattenendo nel manto i due ragazzi, 700 metri più sotto, in una zona impervia, minata dalla costante caduta di valanghe e blocchi di ghiaccio.

Dettagli resi noti da una fonte locale, Anchas Noticias, il sito Internet di riferimento regionale anche per la zona di Huaraz, la città più vicina al campo base, punto di partenza per le spedizioni. Il notiziario on line aggiunge che nelle prossime ore saranno le stesse unità di recupero a rendere noto se sarà stato possibile o meno effettuare il recupero in una zona instabile e rischiosa. Solo nel pomeriggio di ieri - notte in Italia, vista la differenza del fuso orario di Roma, sette ore più avanti rispetto a quello di Lima - si poteva attendere un possibile aggiornamento dalle squadre. Pronte a informare delle azioni che verranno compiute in questa zona.

Proprio il tempo per il recupero resta un’incognita. Perché, come già aveva avuto modo di ricordare Alfredo Quintana, della locale associazione delle guide, prima di arrivare dai due alpinisti è necessario attraversare il ghiacciaio, fratturato in più punti, oltre che bersagliato dalle valanghe. Con loro, le guide avranno il materiale logistico accumulato sul posto.

L’aiuto dei due amici

«Per poi procedere al recupero delle salme - come ha già detto Quintana - la nostra missione è portare aiuto e recuperare quello che troviamo. Ma tutto questo deve avvenire garantendo la massima sicurezza del nostro personale. E l’ultima decisione o meno sul recupero delle salme spetta sempre esclusivamente alle valutazioni professionali delle guide sul posto».

Alla missione stanno contribuendo i due sopravvissuti del gruppo di quattro, Giacomo Longhi, 23 anni, di Cucciago, e Marco Ballerini, 25 anni, anch’egli di Cantù. I quali, girata una parete, non hanno più trovato i due amici che guidavano la salita.

Come ricordato dal New Straits Times sul suo sito online, sull’Alpamayo, ogni anno, trovano la morte cinque persone. Soltanto il 24 maggio, due giorni dopo l’arrivo della spedizione di Cantù in Sud America, due guide erano morte, travolte da una valanga. Erano state a segnare il percorso per alcuni loro clienti sulla Via diretta dei Francesi. La stessa intrapresa dagli alpinisti di Cantù. n

5.947

L’altitudine Sono i metri sul livello del mare a cui si trova la vetta dell’Alpamayo, la montagna a forma di piramide della Cordillera Blanca, nelle Ande. Matteo Tagliabue e Enrico Broggi, coinvolti nell’incidente a circa 150 metri dalla cima, prima di essere trascinati per 700 metri da un crollo improvviso di ghiaccio e neve stavano percorrendo la Via diretta dei Francesi, aperta nel 1993. Dietro di loro, in un’altra cordata a due, seguivano gli amici Giacomo Longhi e Marco Ballerini, sopravvissuti alla tragedia, che hanno fatto partire i soccorsi.

22 Maggio

La partenza da Milano

Giovedì. Il giorno della partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa del gruppo di quattro amici, accompagnati in auto da due papà. Tagliabue, Broggi, Longhi e Ballerini sono saliti sull’aereo per Lima, la capitale del Perù. Da qui si sono sposati verso Huaraz, la città sottostante il campo base da cui le spedizioni partono per salire sull’Alpamayo. Hanno avvisato le famiglie che per qualche giorno non avrebbero potuto comunicare in zone in cui, era stato detto, il cellulare non poteva agganciarsi ai segnali di rete.

30 Maggio

Il tragico incidente

Otto giorni dopo, venerdì. E’ la data della tragedia. Non è stato possibile lanciare i soccorsi prima dell’indomani, sabato, quando ormai era tardi per far partire immediatamente le ricerche. Una prima esplorazione dall’alto è avvenuta domenica, con l’elicottero della polizia peruviana, in compagnia di Longhi e Ballerini, fondamentali sin da subito per la missione. Il corpo di Matteo Tagliabue è stato avvistato martedì. In queste ore, la conferma ulteriore che non distante da lui è stato individuato anche Enrico Broggi.

Christian Galimberti

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