Oggiono: si fa bella la O-Pac

La ditta cresce nei cosmetici

Oggiono: si fa bella la O-Pac  La ditta cresce nei cosmetici

È stata acquisita un’impresa produttrice di creme. Obiettivo: raddoppiare il fatturato in due anni , Bartesaghi: «Vogliamo ampliare la nostra gamma»

L’obiettivo della O-Pac è ambizioso (altrimenti, che obiettivo sarebbe?): raddoppiare il fatturato nel prossimo biennio. La crescita verrebbe perseguita sia per linee esterne (quindi acquisizioni), sia interne.

Il punto di partenza sono i 12,5 milioni di fatturato(con una quota export del 40%) dello scorso esercizio, realizzati con una settantina di dipendenti.

Se si osserva la O-Pac , che produce salviettine umidificate e profumate , in un arco di dieci anni, si evidenza che i ricavi sono, in media, cresciuti di una percentuale del 5% annuo.

Ma come si fa a realizzare i sogni e a crescere in un momento in cui la congiuntura è così complicata? La risposta potrebbe essere sintetizzata in una battuta che Antonio Bartesaghi, amministratore delegato di Omet, ripete: «Chi non ha l’eccellenza perde». Un impegno che deve essere perseguito di continuo per restare competitivi.

Un passo verso il target di crescita che si è posta, l’impresa di Oggiono (di proprietà Omet) lo ha fatto mettendo a segno un primo colpo: negli ultimi giorni del 2014 ha perfezionato l’acquisizione di un’azienda milanese della cosmetica bianca (tutto il settore delle creme per la pelle). L’operazione è stata realizzata insieme ad un socio che già opera nel mercato delle creme cosmetiche, che quindi apporta conoscenze e competenze di settore. «Siamo impegnati - spiega Antonio Bartesaghi, amministratore delegato della Omet - ad ampliare la nostra gamma prodotti, sfruttando tecnologie e competenze che abbiamo accumulato in venticinque anni di attività. Abbiamo verificato che è più redditizio e forse anche più veloce crescere per linee esterne che avviare al nostro interno nuove linee produttive. Certo - prosegue Bartesaghi - quando si acquisisce un’impresa è necessario un percorso di integrazione tra le due organizzazioni che richiede un po’ di tempo, perché ogni impresa ha una sua cultura e suoi metodi gestionali. Ma restano i vantaggi rispetto ad una crescita interna».

Anche nella “cosmetica bianca”, la O-Pac produrrà per i grandi marchi del settore. Non è pensabile, nè conveniente entrare nel mercato con prodotti a brand proprio, poiché servirebbero ingenti investimenti in marketing e pubblicità.

Come spiega Bartesaghi, «innovazione, sviluppo e produzione della O-Pac sono realizzati in un lavoro comune con i clienti, sempre con standard qualitativi elevati e certificati. Il nostro impegno nell’innovazione e nella qualità dei prodotti è riconosciuto ed apprezzato dai clienti ai quali vorremmo offrire una gamma via via più ampia. L’innovazione - continua Bartesaghi - va perseguita a tutto campo: non basta migliorare processi e prodotti. Bisogna lavorare di continuo su tutti gli aspetti e le funzioni dell’azienda».

Nell’ambito dei progetti di crescita per linee esterne, all’attenzione della proprietà dell’impresa di Oggiono ci sono altre possibili acquisizioni. «Stiamo valutando racconta Bartesaghi - due piccole -medie imprese, una delle quali all’estero, che ci consentirebbero di entrare in nuovi mercati, sia dal punto di vista geografico sia dei prodotti».

Tre anni fa, la O-Pac ha inaugurato il nuovo stabilimento che si sviluppa su una superficie complessiva di 8500 metri quadrati (mille metri di uffici, tremila dedicati alla produzione e 4500 alla logistica). La Omet - che ha sede a Lecco in via Polvara - è stata fondata nel 1963. Oggi occupa 290 persone (220 in Italia, le altre nelle sedi estere) per un fatturato di 80 milioni (con una quota export del 90%) e un’unità produttiva in Cina, oltre ad uffici e centri commerciali in Spagna, Germania, Usa. Omet è ormai una multinazionale tascabile, leader mondiale nella produzione di macchine per la stampa ed il converting ed uno dei player più attivi nell’ambito della produzione di cuscinetti e sistemi di movimentazione lineare. Risultati raggiunti con la consapevolezza che «chi non ha l’eccellenza perde».


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