«Non solo i Forni. Tutte le Alpi a rischio

di scioglimento»

L’analisi di Confortola: buchi giganteschi sull’Ortles: «Ovunque si stanno aprendo crepacci enormi a causa del disgelo e spuntano i bivacchi della guerra».

«Non solo i Forni. Tutte le Alpi a rischio di scioglimento»
Il Thurwieser e i Coni di ghiaccio

Non solo quello dei Forni in Alta Valfurva, in assoluto il più monitorato, ma anche altre grandi riserve d’acqua si stanno celermente spegnendo.

Parola dell’alpinista e della guida alpina Marco Confortola, quest’estate in lungo ed in largo sulle vette con i propri clienti costretti, per la prima volta, a “scendere” nei buchi che si sono creati nei ghiacciai. Lui i dati diffusi questa settimana nell’ambito della presentazione dell’aggiornamento del nuovo catasto dei ghiacciai italiani dell’Università di Milano, avvenuta durante un incontro organizzato alla Camera dei deputati dall’intergruppo parlamentare per il clima Globe Italia, li “tocca con mano”, li vede e li osserva tutti i giorni.

Uno dei casi più emblematici a riguardo è il ghiacciaio dei Forni in Alta Valfurva, il più grande ghiacciaio vallivo italiano, ubicato nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio, che dalla fine di agosto si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli - uno vallivo e due montani - con un collasso continuo del suo settore inferiore. «Quando ho iniziato ad andare in montagna – ha ricordato il conquistatore di ottomila – il ghiacciaio dei Forni arrivava al rifugio Branca. Poi, negli anni, è stato sempre peggio con il tracollo avvenuto quest’estate. La morena centrale ha diviso il ghiacciaio. Penso a quando sono stati realizzati i due ponti tibetani perché, tornando dal San Matteo, occorreva attraversare un imponente rivolo d’acqua. Ora uno non serve più perché il fiume si è spostato tutto a sinistra».

Mutamenti importanti, ben visibili ad occhio nudo da chi frequenta abitualmente la montagna, situazioni che fanno riflettere e che preoccupano.

«Sull’Ortles – ha evidenziato Confortola – ci sono dei buchi enormi che, per girarci attorno, non si sa da che parte iniziare. Quest’estate, più volte, mi è capitato di dover scendere nei “buchi”, calare i clienti ed uscire dall’altra parte». Situazione paradossale sicuramente ed, a volte, anche pericolosa. Come sul canale della Thurwieser «che l’anno scorso era molto più semplice – ha rilevato l’alpinista – mentre quest’anno è particolarmente impegnativo. Sulla via normale all’Ortler hanno messo le scale per passare i crepacci sempre più arditi, un po’ come avviene in Himalaya. Per non parlare della famosa baracca sulla vetta del Gran Zebrù, a 3.854 metri di quota, la montagna del re Konigspitze, dove nella prima guerra mondiale trovavano riparo i militari austro ungarici. È da sei anni che spuntava fuori dalla neve ma, quest’estate, è diventata visibilissima».

Sono numerose le immagini immortalate dall’alpinista quest’estate, durante i suoi allenamenti, che rappresentano i grandi e grossi crepacci che si sono aperti sulle montagne causa l’eccessivo riscaldamento. «Inoltre c’è da sottolineare – ha spiegato – che, calando il ghiaccio alla base, le cime rimangono comunque alte uguali ma cambiano le pendenze e si aprono dei crepacci davvero eccezionali». Il suo auspicio è che la tendenza in atto possa regredire o quantomeno iniziare a mitigarsi con le nevicate invernali che spera siano abbondanti.

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