«Non restiamo in casa  Diamo un segnale»
Una foto dello stadio di Parigi scattata ieri da Roberto Muscetti

«Non restiamo in casa

Diamo un segnale»

Il raccontoMuscetti, ingegnere nucleare valtellinese

«A 500 metri dalla sparatoria, assurdo, come in un film»

Un segnale che i parigini non si arrendono di fronte all’inaudita politica del male dell’Isis, dopo la carneficina di venerdì sera, ha il made in Valtellina. Lo fornisce anche un parigino - sondalino come Roberto Muscetti, 37 anni, gli ultimi 8 nella capitale transalpina come ingegnere nucleare. Ieri pomeriggio ha scattato la fotografia che qui pubblichiamo allo Stade de France, vicino a casa sua: «Io abito a 400 metri dallo stadio, in passato ero anche più vicino. Ho voluto rendermi conto di persona di quanto fosse successo. Non fermarsi , non stare in casa, è il segnale che non ci arrendiamo anche dopo un’azione così assurda e violenta, che non ci ferma».

Chiusi in un bistrot

Il sondalino non era alla partita Francia -Germania, ma venerdì sera era in pieno centro: «A cinquecento metri di distanza dai locali nei quali hanno sparato, eravamo su una terrazza di un locale proprio come quelle che hanno colpito i terroristi, ma noi non ci siamo accorti di nulla. Eravamo in una decina di italiani, amici di Milano che erano giunti a fare serata, avrebbe dovuto esserci anche Amanda (della quale scriviamo a parte), ma poi è dovuta restare a casa fare la mamma. Verso le 22 hanno iniziato ad arrivare messaggi su facebook: alle 22.30 abbiamo preferito spostarci in un locale vicino per essere più al sicuro anche se non temevamo potesse succedere qualcosa anche a noi». Dalle 23 fino alle 1.30 il gruppo di Muscetti resta in un bistrot: «Eravamo in una sala nel sottosuolo, una cantina aperta abitualmente al pubblico. Sembrava di essere in un bunker. Iniziavamo ad essere un po’ preoccupati perché giungevano notizie di possibili attentati anche Les Halles dove ci saremmo dovuti recare e dove eravamo obbligati a passare per tornare casa. Io cercavo di sdrammatizzare, qualche amico era più teso. Ad un certo punto abbiamo assistito al discorso del presidente Hollande in televisione: c’è stato il coprifuoco e le luci del bar sono state spente e noi siamo rimasti lì come in un bunker fino alle 1 e 30 quando i titolari ci hanno detto che non potevamo più stare li».

«A proteggerci c’era all’esterno dal locale il buttafuori - continua -, ma se finisci nel mirino c’è poco da fare.Non avevamo altra scelta che raggiungere la casa di un amico proprio al Bataclan, dove sapevano che erano state uccise una ventina di persone e che c’erano ostaggi ma sapevamo ancora che c’era la polizia ad accerchiare la zona. Abbiamo percorso 15-20 minuti a piedi, fra gente impazzita che accendeva le sigarette dalla parte sbagliata. Io ero a Milano anche il giorno che si è schiantato l’elicottero contro il grattacielo Pirelli: stesse sensazioni, come essere in un film, non ci credi».

«Miracolosamente salvi»

Come fosse un campo minato, il percorso che Muscetti ha dovuto compiere dal centro a casa dopo averlo portato al Bataclan l’ha fatto dirigere allo Stade de France dove abita: «Miracolosamente abbiamo trovato un taxi, sono andato a letto alle 4 del mattino ma alle 9 avevo puntato la sveglia perché volevo avvisare casa per dire ai genitori che stavo bene». Domani tornerà al lavoro: «In Francia si sta bene, si va avanti nonostante la strage, non sei al sicuro da nessuna parte con questi terroristi, forse solo in Valtellina, ma non si può rimanere in un bozzolo, io ho scelto una strada diversa anche se torno volentieri a Sondalo ogni due mesi. Si riprenderà la vita di ogni giorno perché non bisogna farsi annientare. Negli attentati è stato colpito anche un Mc Donald che frequentavo abitualmente, anch’io avrei potuto essere lì».


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