’Ndrangheta e politica
Lecco, sindaco intercettato

Agli atti dell’inchiesta anche le telefonate del sindaco Virginio Brivio con il consigliere arrestato. Lui ribatte: «Assurdo»

Una serie di sms e di telefonate tra il sindaco di Lecco Virginio Brivio e il consigliere comunale Ernesto Palermo, e poi ancora tra Palermo e Marco Rusconi e tra il primo cittadino di Valmadrera e il collega lecchese.

Molte pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere dieci persone nell’ambito dell’inchiesta Metastasi vedrebbero interagire tra loro questi tre personaggi: due finiti in cella, rispettivamente per associazione a delinquere di stampo mafioso (Palermo) e corruzione e turbativa d’asta aggravate (Rusconi), la terza nemmeno indagata. Perché per il giudice delle indagini preliminari che ha avallato le ordinanze di custodia cautelare quanto detto e fatto dal sindaco di Lecco, per quanto emerge dalle carte dell’indagine, non avrebbe rilevanza penale.

Il suo interessamento in merito alla vicenda del lido di Parè sarebbe stigmatizzabile ma non configurerebbe reati penali. Evidentemente, un dubbio ce l’avrebbe avuto, però, Brivio, sulla reale “proprietà” della “Lido di Parè Srl” che è in trattative con il sindaco Rusconi per aggiudicarsi la gestione del lido. Almeno stando quanto riferirebbe la sera del 24 giugno del 2011 il consigliere Palermo a Mario Trovato e ad Antonello Redaelli. Il primo cittadino di Lecco gli avrebbe infatti chiesto se dietro l’operazione ci fossero i Coco. Poi, il 18 luglio, una serie di sms tra Palermo e Brivio, con il sindaco a spiegare al consigliere comunale di aver sentito la Prefettura per la vicenda di Paré, ma che sarebbe stato meglio parlarne direttamente in consiglio comunale dopo aver sentito anche Rusconi.

I due sindaci si sarebbero effettivamente incontrati, quel giorno alla stazione di Lecco. Quando le cose iniziano a mettersi male, le minacce: Palermo avrebbe detto a Brivio che ci sarebbero state azioni ritorsive nei confronti delle strutture già edificate al lido e dello stesso sindaco Rusconi, se l’affare non si fosse chiuso. La tangente da cinquemila euro “spunterebbe” proprio in quella occasione, quando Palermo se ne lamenterebbe con Redaelli.

Virginio Brivio apprende delle intercettazioni in serata, appena prima di salire sul palco del teatro della Società con Walter Veltroni. «Assurdo, mi fanne passare per un tramite con la malavita. Domani (oggi, ndr) convocherò una conferenza stampa e spiegherò esattamente tutti i passaggi di questa vicenda».

Brivio è provato, si sente sotto attacco ingiustamente: «Palermo sta tirando giù tutto - dice - così passa il teorema che i politici sono tutti uguali. Io non ci sto, in questo modo quello che la mafia qui non riesce a fare con le pistole o con le bombe si fa con le telefonate. Si rischia di interrompere un percorso virtuoso e il lavoro fatto contro la criminalità. Ma non sono disposto a farmi massacrare». n

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