Mille lecchesi titolari d’impresa  «Siamo orgogliose»
Le imprenditrici lecchesi sono quasi mille

Mille lecchesi titolari d’impresa

«Siamo orgogliose»

Il rapporto dell’osservatorio Confartigianato pone la nostra provincia al settimo posto in Italia, Ghezzi: «Attività avviate da chi ha lasciato il lavoro»

Nei fatti e nei numeri diffusi da Confartigianato le artigiane titolari di imprese individuali sono vere protagoniste della vita economica nazionale. E lo sono tantopiù a Lecco, che si piazza ai vertici della classifica nazionale per densità di presenza femminile alla guida di imprese del settore.

A dirlo è il 13mo rapporto dell’Osservatorio Confartigianato Donne Impresa su dati al secondo trimestre 2016, secondo cui le donne con cariche nelle imprese artigiane a Lecco sono 2.622 (48mo posto della classifica nazionale). Fra loro le titolari di impresa individuale artigiana sono quasi mille (988), un dato che vede la provincia al sesto posto nazionale, su 105 province, per incidenza di presenza femminile, per un settore artigiano in cui le donne sono in grande maggioranza presenti nelle attività dei servizi alle persone e molto meno nel manifatturiero.

Sul tema Lecco si colloca in un quadro nazionale in cui le donne con cariche imprenditoriali nelle imprese artigiane sono 357.110, mentre le titolari di impresa artigiana individuale sono circa la metà e rappresentano una quota del 21,4% del totale delle titolari di imprese individuali.

Con una quota del 33,7% Lecco è una delle sette province italiane in cui oltre un terzo delle donne titolari d’impresa individuale guida un’impresa artigiana. Le altre sono Prato (42,2%), Varese (36,7%), Monza (36,6%), Como (36,5%), Bergamo (34%) e Novara (33,4%).

Da presidente del movimento “Donna Impresa” in Confartigianato Lecco, e anche da componente del comitato per l’imprenditoria femminile in Camera di Commercio Elena Ghezzi, artigiana titolare della Global Form di Lecco, si dice “orgogliosa” della maggior presenza femminile nei posti di comando delle imprese artigiane, «anche se tuttavia - aggiunge - continua a prevalere la presenza nei servizi alla persona e solo in misura minore nel metalmeccanico, nell’elettronica e nelle costruzioni. Ciò è una conseguenza del fatto che nella maggior parte dei casi si tratta di autoimprenditorialità avviata da donne che hanno interrotto il lavoro dipendente per crisi aziendale o, più spesso, per le cure della famiglia».

Un’autoimprenditorialità d’emergenza, dunque, che in prima battuta non genera assunzioni se non quelle di sé stesse ma che può crescere con supporti che arrivano dall’associazione di Lecco che, sottolinea Ghezzi, «assiste in modo meticoloso le donne che vengono a proporre nuove idee d’impresa». Le assiste nell’avviamento ma anche nell’accesso al credito tramite la Cooperativa artigiana di garanzia, oltre che nella formazione e nell’accesso a servizi di welfare, grazie alle convenzioni attivate dall’associazione con microasili, che permettono alle donne di lavorare.

«L’autoimprenditorialità - afferma Ghezzi - prima mette in gioco le donne con sé stesse, poi il mercato fa la propria parte. Le imprenditrici devono però imparare a unirsi, noi le sosteniamo nella creazione di reti e a Lecco rispondono bene. Certo - conclude - che lo Stato dovrebbe fare la propria parte e allentare l’atteggiamento vessatorio su tasse e burocrazia, come da tempo sta chiedendo Confartigianato».


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