Merate, spinse ragazzina a girare  video   Il pm chiede nove anni e tre mesi
L’ingresso del Tribunale di Lecco

Merate, spinse ragazzina a girare video

Il pm chiede nove anni e tre mesi

Iniziata la discussione del processo a carico di un uomo che adescò una undicenne Su Facebook si spacciò per un coetaneo e il video finì in rete, sul pc materiale pedopornografico

Nove anni e tre mesi di reclusione, più multa di 60mila euro. Chiusa l’istruttoria, è iniziato ieri mattina in Tribunale a Lecco il dibattimento del processo a un quarantenne sassarese, accusato di aver adescato su Facebook una ragazzina di soli 11 anni residente in un paese del Meratese e, dopo averla minacciata, di averla convinta a girare un video nuda, in pose osé, che è poi stato diffuso in rete.

Ipotesi di reato gravissime (violenza sessuale aggravata in virtù della minore età della vittima, diffamazione, sostituzione di persona, diffusione di materiale pedopornografico), per le quali la competenza è della Procura distrettuale, in questo caso Milano.

Infatti, a sostenere l’accusa in aula, in tribunale a Lecco, è infatti il procuratore distrettuale Cristian Barilli, che ieri ha ripercorso tutta la vicenda dibattuta in fase istruttoria davanti al collegio, presieduto da Enrico Manzi, prima di chiede la pesantissima condanna dell’imputato.

La vicenda risale all’aprile del 2013, quando la ragazzina venne contattata su Facebook da un sedicente coetaneo. Una volta carpita la sua fiducia, il nuovo amico le aveva mandato un video in cui due minorenni avevano rapporti sessuali con due adulti. Quindi, l’avrebbe minacciata di fare del male ai suoi genitori se non le avesse a sua volta inviato un filmato “spinto”. Cosa che la ragazzina si sarebbe sentita obbligata a fare, preoccupata per i suoi familiari. Il video era poi stato diffuso in rete ed era infine stato visto da alcuni amici della ragazzina prima di finire nella complessa indagine della Polizia postale, di Sassari prima e di Milano poi, scaturita nella perquisizione dell’abitazione dell’imputato e del sequestro dei supporti informatici trovati nell’abitazione, come un computer sul quale erano stati salvati 66 video pedopornografici tra i quali quello dell’undicenne.

Si torna in aula l’11 maggio

Gli agenti della Postale si erano così recati dai genitori della ragazzina, che nulla sapevano di quanto accaduto e che ora si sono costituiti parte civile. Il padre, per la verità, assistito dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo del Foro di Bergamo, lo stesso che rappresenta gli interessi di Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti condannato l’uccisione della piccola Yara Gambirasio.

La discussione, con le arringhe dell’avvocato di parte civile e del difensore dell’imputato Antonio Secci del Foro di Sassari, è stata aggiornata all’11 maggio, poi la sentenza.


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