«Mele sotto pagate, colpa di Melavì»

«Sono prezzi da “morti di fame” quelli previsti per le prime mele. Stiamo passando un brutto momento e se non ci sarà un’inversione di tendenza saranno in molti ad abbandonare i frutteti».

«Mele sotto pagate, colpa di Melavì»

La preoccupazione espressa da Pietro Panizza, frutticoltore di Cologna, la frazione tiranese, sul comparto melicolo che dovrà fare i conti con una previsione di “quotazioni sul ramo” delle mele, in base a quanto annunciato da Coldiretti, tra i 27 e i 28 centesimi medi al chilo, è la stessa di tutti coloro che lavorano tra le piante.

E che facendo proprie le parole del presidente di Coldiretti Sondrio, Alberto Marsetti, che si era rivolto con decisione al sistema della cooperazione ( Melavì) perché garantisca «un reddito maggiore ai propri aderenti», va oltre.

«Il sistema cooperativistico in Valle non funziona - l’accusa -. Le tre cooperative si sono fuse per ottenere vantaggi, essere più forti sul mercato e vendere un pacchetto unico. Invece i costi non sono diminuiti, un piano industriale non è stato fatto e si vive alla giornata. Sappiamo tutti che è Melavì che crea la base per i prezzi delle mele. Se Melavì liquida le mele a 25-26 centesimi al chilo, come mi risulta, c’è poco da spuntare. Se Melavì riuscisse a pagare di più il prodotto ai propri soci - peraltro ancora non si conoscono i prezzi della liquidazione dello scorso anno - allora anche i grossisti che vengono in Valtellina a comprare e che prendono a riferimento i prezzi di Melavì, pagherebbero qualcosa in più».

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