L’occupazione a Lecco  Il saldo è positivo
Un operaio metalmeccanico al lavoro

L’occupazione a Lecco

Il saldo è positivo

Gli avviamenti superano le cessazioni, ma il differenziale tra il 2018 e il 2017 mostra segni di rallentamento

Luci e ombre per l’evoluzione occupazionale nel Lecchese durante il 2018. Lo evidenzia l’indagine effettuata dalla Uil, che ha elaborato i dati del sistema informativo Quadrante Lavoro di Regione Lombardia, che in sintesi rileva un saldo positivo tra avviamenti e cessazioni, ma il differenziale tra il 2018 e il 2017 mostra segni di rallentamento.

L’analisi riguarda entrambi i rami del Lario. A Como, lo scorso anno, gli avviamenti sono stati 69.199, a fronte di 67.851 cessazioni (saldo +1.348, +1.99%). Per quanto riguarda Lecco, invece, le variazioni sono ancora superiori: avviamenti 37.037; cessazioni 35.522; saldo +1.515, +4,26%.

Andando invece a guardare alla situazione 2017, Como (avviamenti 63.996; cessazioni 59.143) aveva chiuso con un saldo positivo di 4.853 unità (+8,21%), mentre per Lecco ancora una volta i numeri erano stati ancora più alti: avviamenti 35.063; cessazioni 31.515; saldo +3.548, +11,26%.

Dunque, come ha spiegato il segretario generale della Uil del Lario, Salvatore Monteduro, «si registra un rallentamento nel differenziale nel saldo tra avviamenti e cessazioni nel 2018 rispetto al 2017, determinato soprattutto dall’aumento delle cessazioni, un dato questo che andrebbe approfondito per comprendere le motivazioni».

Differente la situazione nei vari settori produttivi nei due territori nei saldi tra avviamento e cessazione nel 2018. Per quanto riguarda l’agricoltura, meglio Como (+26,9%) di Lecco (-7,0%). In commercio e servizi, Como +1,3%; Lecco +3,3%, mentre nelle costruzioni continua il trend negativo lecchese (-1,4%) a fronte di una sostanziale stabilità del Comasco (+0,1%). Il dato più rilevante è comunque per ovvi motivi quello dell’industria, nella quale la nostra provincia ha fatto segnare un +6,7%, contro il +5,9% di Como.

«Altro elemento che desta preoccupazione è il saldo negativo tra avviamenti e cessazioni nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato», che ha portato Lecco a chiudere con un saldo negativo di 5,4 punti. In crescita invece i tempi determinati (+1.500, +8,9%), mentre le somministrazioni sono aumentate di 588 unità, +7,2%; in lieve calo i contratti a progetto (-1,1%), mentre l’apprendistato spicca il volo (+693 unità, +82,6%).

«A Lecco – ha aggiunto Monteduro - il saldo avviamenti e cessazioni dei contratti part time nel 2018 è stato maggiore rispetto al tempo pieno: +405 unità, +3,9%; mentre il tempo pieno: +1.110 unità, +4,2%; I dati relativi all’ultimo trimestre del 2018 evidenzia la netta frenata dell’economia nelle Province di Como e Lecco».

Per il nostro territorio si parla di 8.714 uscite dal lavoro contro 8.346 ingressi (-368, -4.2%). L’anno prima, gli avviamenti erano stati 7.989 e le cessazioni 8.795 (saldo -806, -9,2%).

«La precarietà dei rapporti di lavoro e i contratti involontari di part time sono condizioni che incidono pesantemente nella vita dei singoli lavoratori, in quanto limitano la possibilità di avere accesso al credito e la realizzazione di una pensione dignitosa. Sembra che il “Decreto Dignità”, anche se la sua piena efficacia si è determinata nell’ultimo trimestre dell’anno, non ha prodotto una vera inversione di tendenza nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro».


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