Lecco. Via ai controlli   sui conti italiani in Svizzera
La sede lecchese dell’Agenzia delle Entrate

Lecco. Via ai controlli

sui conti italiani in Svizzera

Fisco: imminente l’applicazione dell’accordo di due anni fa sullo scambio di informazioni in materia fiscale - L’attenzione dell’Agenzia delle Entrate focalizzata sul periodo compreso tra febbraio 2015 a la fine del 2016

Sarà applicato a stretto giro l’accordo del 2017 tra Italia e Svizzera relativo allo scambio di informazioni fiscali. Ciò significa che la Confederazione a breve trasferirà al nostro Paese le informazioni sui contribuenti italiani che hanno conti correnti e depositi nelle maggiori banche rossocrociate. La notizia ha trovato conferma nelle ultime ore, riportata con grande enfasi da alcuni media specializzati.

Nel dettaglio, i riflettori si accendono ora sull’Agenzia delle Entrate, al cui vaglio passeranno le posizioni degli italiani che hanno aperto un conto corrente in Svizzera. Sarebbe stato individuato anche il periodo di riferimento in cui concentrare i controlli. Periodo che va dalla fine di febbraio del 2015 al 31 dicembre 2016, prima cioè del debutto dello scambio automatico di informazioni tra i due Paesi. Al di qua del confine si presterà la massima attenzione alle dichiarazioni dei redditi, come facilmente intuibile, che saranno poi raffrontati con le cifre riportate all’interno dei conti correnti e dei depositi nella vicina Confederazione. Un’operazione su larga scala che permetterà di scoprire - qualora ve ne fossero - anomalie nei numeri, portando in dote pesanti sanzioni. E non solo. Perché, secondo quanto si appreso, non basterà pagare una sanzione per sanare la situazione. Sui comportamenti scorretti penderà anche la spada di Damocle di una denuncia penale per violazione sulla normativa sul riciclaggio. Il tema di fondo è che, in base ai nuovi accordi, le banche svizzere hanno l’obbligo di comunicare alle autorità competenti i conti correnti aperti da non residenti. Questo perché i dati dovranno essere noti anche alle autorità del Paese di provenienza. Resta però un cono d’ombra legato al periodo pre-accordo che ora si intende “sanare”.

Da capire come e quanto questo nuovo passo avanti nel dialogo nella complessa materia fiscale inciderà sulle dinamiche oggi in essere per i nostri lavoratori frontalieri, considerato che la stragrande maggioranza di essi (per non dire tutti) hanno un conto corrente aperto in Svizzera pur risiedendo al di qua del confine. E in tal senso, sempre secondo quanto si è appreso, l’Agenzia delle Entrate avrebbe invitato i nostri lavoratori a regolarizzare la propria posizione, tenendo conto sempre del periodo di riferimento sotto la lente.

C’è poi un retroscena rilevato dal quotidiano economico “Italia Oggi”. Nell’ormai celebre lista “Panama Papers” (il fascicolo riservato con ben 11,5 milioni di documenti confidenziali) sarebbero elencati uno dopo l’altro i dati dei contribuenti appartenenti alla lista Credit Suisse del 2014 che all’ultima verifica non avevano regolarizzato la propria posizione. Anche se il Ceo di Credit Suisse, all’epoca del “Panama Papers” ha respinto al mittente ogni parola di quanto contenuto in quella lista. Ma vi è anche un altro precedente, che - alla luce anche delle attuali dinamiche - fa parecchio rumore. Nel 2015 la Spagna ha scoperto, a seguito di una verifica analoga a quella in essere tra Svizzera e Italia, ben 20 miliardi di euro di fondi non dichiarati, gelosamente custoditi nelle banche della Confederazione. Come dimenticare, a tal proposito, il dato emerso un anno or sono, legato anche alle vicende politiche italiane, in base al quale solo in Ticino erano depositati 11 miliardi di euro italiani alla velocità di 1 miliardo al mese. Ma lì si era già in fase di scambio automatico delle informazioni tra i due Paesi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA