Lecco. «Uffici fermi  altri danni alle aziende»
Anche all’Inps l’attività rivolta al pubblico è ferma

Lecco. «Uffici fermi

altri danni alle aziende»

L’attività ridotta della Pubblica amministrazione sta diventando pesante da sostenere per le imprese - Riva (Confartigianato): «Eppure i dipendenti non sono in cassa integrazione, prendono regolarmente lo stipendio»

Uffici pubblici ancora chiusi al pubblico, raggiungibili solamente via telefono e con una giungla di procedure digitalizzate tra cui districarsi. Se per il settore privato il lockdown pare essere ormai un ricordo, sono molti gli enti statali che continuano a non ricevere cittadini e utenti, per esempio l’Agenzia delle Entrate e l’Inps, oppure che richiedono un appuntamento, come i Comuni, la Camera di Commercio e la Motorizzazione.

Modalità di accesso ai servizi che causano ritardi e difficoltà, come spiega Daniele Riva, presidente di Confartigianato Lecco: «Già normalmente – racconta - il rapporto con l’ente pubblico è difficile, in questa situazione è ancora peggio. Le imprese si sono messe in gioco da subito con entusiasmo e voglia di riprendere, organizzandosi con tutti i crismi per la sicurezza e investendo anche soldi. Uno dei crucci dell’imprenditore è che molti lavoratori non abbiano preso ancora un euro di ammortizzatori sociali. Nel pubblico, dove i dipendenti non sono in cassa integrazione, ma prendono regolarmente lo stipendio, non si sono attivate le stesse procedure». Problemi che riguardano diversi enti pubblici: «Ieri – continua Riva - un artigiano mi ha riferito che chiamando in Camera di commercio non ha trovato nessun impiegato e non ha potuto avere risposte. La tecnologica sicuramente funziona, certamente ha aiutato molto in questi mesi il potersi vedere via web, ma non è così automatico che tutti siano pronti a fare le pratiche in modo digitale. E se non è pronto l’artigiano di turno, non è pronto nemmeno il sistema pubblico».

Altro esempio è quello della Giustizia: «Mi sembra assurdo che sia impossibile attivare le pratiche civile che sono già in grave ritardo normalmente. Se uno ha una causa per incassare dei soldi, non può attendere ancor di più perché ci sono le udienze ferme: questo si può gestire digitalmente». Lampante la differenza con il settore privato: «Noi come associazione non ci siamo mai fermati: siamo stati sempre disponibili al telefono e con tutti i servizi al 100%. Appena possibile abbiamo riaperto al pubblico anche la sede».

Difficoltà sono state riscontrate anche dal mondo dei costruttori, come sottolinea Sergio Piazza, presidente di Ance Lecco-Sondrio: «Questa situazione un po’ crea delle difficoltà, soprattutto per la necessità di dover prendere appuntamento. Noi abbiamo a che fare maggiormente con gli uffici tecnici comunali: il lavoro è rallentato, anche se la situazione non è la stessa ovunque. Speriamo che queste settimane di lockdown siano state utilizzate per rimettersi in pari con l’arretrato, dato che dalle imprese le richieste a un certo momento erano quasi azzerate, mentre la macchina pubblica dovrebbe aver continuato a lavorare in smartworking».

Per Piazza è tempo che anche il pubblico si rimetta totalmente in moto: «C’è anche un tema legato alle infrastrutture tecnologiche, che vale un po’ per tutti. In alcune parti del nostro territorio sono certamente meno sviluppate rispetto, per esempio, a Milano. Questo si è visto sia quando eravamo tutti a casa e dovevamo fare le videocall, sia per certi tipi di progetti e documenti che qualche ufficio pubblico fa fatica a trattare in smartworking, C’è un ritardo nella digitalizzazione».


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