Venerdì 15 Novembre 2013

Lecco: scadenze fiscali di fine anno

L’artigiano non va più in banca

Con le scadenze fiscali di fine anno, molte aziende artigiane rischiano di trovarsi in crisi di liquidità

Verso fine anno crescono le offerte di banche e consorzi fidi delle associazioni d’impresa per finanziare saldi di tasse e pagamenti di tredicesime per le imprese.

Tuttavia, nonostante la mancanza di liquidità delle imprese e tassi intorno al 2,5 % la risposta degli imprenditori non c’è, come ci spiegano in Cna Lecco prendendo ad esempio l’ultima operazione del proprio consorzio fidi.

In queste ultime settimane Sviluppo Artigiano ha dato il via con Artigiancassa a un nuovo finanziamento «per andare in soccorso delle imprese in zona Cesarini – spiega una nota dell’associazione – quando ormai i bilanci sono fatti, l’anno si sta per chiudere ma il pagamento di tasse e tredicesime sono alle porte».

Nonostante le buone condizioni a cui si può accedere protetti da un’ampia garanzia del Confidi (fino a 20mila euro con tassi fra il 2,6 e il 3,3%), alle lettere inviate un mese fa dall’associazione lecchese alle imprese non hanno fatto seguito richieste di finanziamento. «I vantaggi sono evidenti – ci dice la responsabile finanziaria di Cna Lecco, Barbara Giglio – ma dalle aziende non sono arrivate richieste. Comunque, vediamo che a registrare lo stesso comportamento sono anche gli istituti di credito con cui abbiamo relazioni. Ad esempio – aggiunge – in questi giorni un funzionario di un grande gruppo bancario mi spiegava che anche il suo istituto propone interventi mirati sulla liquidità, ma non arrivano richieste».

Nello stesso modo, è rimasta inascoltata, spiega Giglio, una recente proposta fatta alle imprese Cna in collaborazione con un istituto di credito per l’acquisto di scorte fino a 30mila euro con tasso sotto il 3%. Eppure, ci dice la funzionaria, «è fuori dubbio che le aziende siano pressate dalla crisi e siano in grandi difficoltà per la liquidità al punto che, senza finanziamenti, non potrebbero andare avanti».

Ma se le attività continuano le chiediamo da dove gli imprenditori facciano saltar fuori la liquidità che evidentemente in un modo o nell’altro alla fine arriva: «Non ci sono soldi nascosti – chiarisce Giglio – e dai bilanci vediamo le difficoltà e il modo di reagire.

Sono bilanci che rivelano grosse difficoltà e, soprattutto, registrano il sistematico uso di risorse personali degli imprenditori». Per i piccoli dunque sembra meglio erodere il proprio capitale che chiedere soldi in banca: «Ci sono situazioni particolari, che stiamo cercando di analizzare – aggiunge Giglio -. A fine 2013 vediamo che in buona sostanza le nostre aziende hanno tenuto, dopo il forte calo degli ultimi tre anni. Vediamo che il lavoro non manca ma le imprese non incassano e resistono come possono al problema fondamentale causato dal calo dei consumi».

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