Lecco. Più cassintegrati  Uil: «Il Covid lascia strascichi»
Le aziende stanno riorganizzandosi dopo il Covid

Lecco. Più cassintegrati

Uil: «Il Covid lascia strascichi»

Percorsi di ristrutturazione aziendale, dopo diciotto mesi i dati parlano di situazione delicata «Le imprese ora hanno necessità di riorganizzarsi»

«La cassa integrazione straordinaria è in crescita sul nostro territorio. E’ l’indice del percorso di ristrutturazione che le aziende hanno avviato sulla base degli effetti della crisi economica e sanitaria, dalla quale comunque non siamo ancora completamente fuori».

La Uil del Lario ha pubblicato il nono rapporto sulla cassa integrazione nelle province di Lecco e Como, relativamente ai primi nove mesi dell’anno e con un focus sul mese di settembre. Il raffronto con l’anno scorso evidenzia il sensibile miglioramento della situazione, anche se permangono zone d’ombra. E’ il segretario generale Salvatore Monteduro ad approfondire. «Una analisi più articolata dell’utilizzo della cassa da parte dei singoli settori produttivi e della tipologia di cassa nei singoli territori evidenzia una forte instabilità del mercato con variazioni altalenanti nell’utilizzo degli ammortizzatori nei vari mesi.

La situazione registrata a settembre offre una doppia lettura: la richiesta di ore di cassa integrazione totale diminuisce in entrambi i territori rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (Como -2,5%; Lecco -16,5%). Cresce però in entrambe le province il ricorso alla cassa straordinaria (Como +164,4%; Lecco +874,2%). Nel confronto col precedente mese di agosto, invece, sale la cassa totale a Como (+32,2%) e diminuisce a Lecco (-16,8%), dove aumenta notevolmente la richiesta della cassa integrazione straordinaria (+217.395.900%)».

Come anticipato, il dato relativo ai primi nove mesi del 2021 è invece confortante, nel raffronto con la richiesta di cassa registrata nell’analogo periodo dell’anno scorso: nel Lecchese, infatti, il totale si è dimezzato, scendendo a 10.291.041 ore, pari a -50,2%. Un terzo in meno, invece, per Como, dove le ore richieste sono state 24.234.271 (-30,4%).

«L’andamento rilevato a settembre mette in evidenza che non siamo ancora usciti definitivamente dalla situazione di difficoltà economica e l’incremento della cassa straordinaria pone i riflettori sul fatto che è in atto un processo di ristrutturazione delle aziende, che 18 mesi dopo l’esplosione della pandemia hanno la necessità di riorganizzarsi».

La situazione resta dunque delicata, come ribadiscono i dati riguardanti i lavoratori in cassa: mediamente, da gennaio a settembre, sono stati a Lecco 6.726 (-6.779 rispetto allo stesso periodo 2020) e a Como 15.839 (-6.927); a questi vanno aggiunti quelli in Fsba (cassa artigiana): Lecco 416 e Como 962.

«Nelle due province abbiamo avuto mediamente quasi 24mila lavoratori in cassa, dall’inizio dell’anno. Abbiamo bisogno che siano prolungati gli ammortizzatori sociali Covid relativi al settore tessile e dei servizi e il divieto di licenziamento che scade al 31 ottobre almeno fino alla fine di dicembre, in attesa che si verifichi e stabilizzi la ripresa economica», ha aggiunto Monteduro.

«Non possiamo permetterci un’altra fermata, un ulteriore lockdown causato dall’aggravarsi della situazione pandemica. In altri Paesi come Russia, Belgio e Gran Bretagna sta esplodendo la quarta ondata, è chiaro quindi che la situazione non è risolta. Speriamo che i problemi di altre nazioni non abbiamo ricadute a livello di export italiano. L’attenzione deve restare molto alta».


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