Lecco. «Non è solo crisi   Ci sono aziende in forte ripresa»
La ripresa produttiva è in salita, ma ci sono aziende che lavorano bene

Lecco. «Non è solo crisi

Ci sono aziende in forte ripresa»

Metalmeccanico: Maurizio Oreggia, segretario Fiom: «In generale siamo preoccupati dalla carenza di ordini. Ma in alcune realtà si stanno usando gli straordinari»

I sindacati metalmeccanici lecchesi si dicono preoccupati per le sorti del lavoro nelle prossime settimane e sottolineano come le vertenze in discussione col Governo relative a grandi aziende industriali siano un pericolo per le ricadute sulle economie locali.

Fiom, Fim e Uilm vogliono contare nel ridefinire le politiche industriali.

Le tre sigle sono tornate in piazza a Roma per chiedere al Governo risposte rapide sulle crisi industriali in discussione al tavolo di Governo e su un rilancio di investimenti pubblici che tenga conto di «un nuovo modello di sviluppo». Altrimenti si apre una nuova stagione di mobilitazioni e di scioperi.

«In un Paese di piccole e medie imprese di trasformazione – afferma il segretario generale della Fiom provinciale, Maurizio Oreggia – le crisi aperte in imprese della siderurgia e dell’automotive si ripercuotono sul nostro territorio di subfornitura meccanica. Il Governo – aggiunge Oreggia – ha aperto un dialogo coi sindacati, ma riteniamo che ad oggi la risposta non sia sufficiente in termini sia di prospettive sia di ammortizzatori sociali. Riteniamo che le grandi crisi aperte non vadano affrontate solo come casi singoli ma anche per il fatto che spesso si tratta di multinazionali che prendono decisioni fuori dalle regole del nostro paese. Inoltre – aggiunge – va affrontata in termini di politiche di investimento e di ammortizzatori sociali l’opportunità delle risorse europee in arrivo. E siamo già in forte ritardo su tutto».

La richiesta è anche quella dell’istituzione di un tavolo permanente con la partecipazione dei sindacati per monitorare l’erogazione di risorse alle aziende in relazione a ciò che faranno di tali benefici. Un controllo che i sindacati vogliono estendere anche nelle aziende, dove la rotazione del personale da inserire nelle sospensioni per la cassa integrazione «è ampiamente in mano all’imprese, che spesso – afferma Oreggia - lasciano a casa i lavoratori più critici, che segnalano scarsa sicurezza anti-Covid. Quindi l’ammortizzatore va rivisto dando ai sindacati la possibilità di vincolare di più le aziende sulle rotazioni, a parità di mansioni visto che gli imprenditori possono usare troppi elementi soggettivi».

I sindacati chiedono la riforma degli ammortizzatori in quanto i contratti precari hanno creato una gran quantità di lavoratori esclusi dalla cassa integrazione.

Su Lecco «la situazione non è molto chiara – spiega Oreggia – in quanto sono in aumento le aziende che chiedono nuova cassa integrazione: la stanno usando aziende tornate a lavorare che, avendo risolto i problemi di sicurezza su Covid, hanno problemi di mercato. Non sappiamo se le aziende stiano lavorando solo sugli ordinativi fermati dal lockdown e ora recuperati, né quanto siano profonde certe difficoltà aziendali. Per contro – conclude – vediamo una situazione a macchia di leopardo, in attività di nicchia e non legate all’automotive in crisi, con realtà che ci stanno chiedendo di aumentare turni e straordinari».


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