Lecco. L’autotrasporto  «Il governo ci aiuti»
Una rassegna di camion, a Oggiono. Gli autotrasportatori chiedono più rispetto in tempi di coronavirus

Lecco. L’autotrasporto

«Il governo ci aiuti»

La lettera dell’imprenditore Paolo Meroni sulle privazioni e la carenza di servizi per gli autisti: «Spesso viene loro negato anche l’uso del bagno»

Per rifornire la gente dei beni essenziali – da quelli sanitari al cibo – stanno viaggiando in tutt’Italia. Ma per gli autisti le condizioni di lavoro stanno diventando sempre più difficili e servono delle aree dove questi si possano fermare e usufruire dei servizi primari: attualmente le aziende non li fanno accedere minimamente per questioni di sicurezza, anche se si presentano con tutti i dispositivi di protezione. A lanciare questo appello al ministro dei Trasporti è stato Paolo Meroni inviando una mail di posta certificata. Ribadendo la situazione drammatica, con «mancanza di rispetto da parte di aziende, strutture, mittenti e riceventi delle merci, negando ai conducenti di scendere dal camion per ogni necessità dopo ore di guida». Vengono opposti no ferrei all’utilizzo dei servizi igienici (mentre l’igiene personale è al centro di ogni raccomandazione in questa fase più che mai, si rimarca) oppure alla possibilità di un piccolo ristoro: «Veniamo trattati come se fossimo noi i veicolatori di questo maledetto virus».

Meroni guida la Yacht Service di Grandate ma parla «per conto di un gruppo di trasportatori e autisti impegnati in questo grave momento della storia italiana, e non solo, siamo in 400 – precisa - apparteniamo alla Grande Famiglia dei Bisonti, siamo autorizzati da voi a svolgere le nostre attività». Una settantina gli aderenti lecchesi. Infatti, precisa ancora, «attualmente il solo comparto non bloccato dal decreto del 22 marzo è quello delle merci di primaria importanza per la sopravvivenza del paese».

Di qui l’appello perché la categoria possa continuare a rifornire gli scaffali dei supermercati e non solo: con aree apposite come avviene all’estero, dotati di servizi primari, si potrà permettere che ciò avvenga senza ulteriori sacrifici per gli autisti. E cita un esempio tra i tanti: «A Villa San Giovanni per due giorni sono stati obbligati a rimanere in cabina di un camion malgrado il codice Ateco dava loro la possibilità di trasportare generi di prima necessità .E questo senza nessun intervento da parte di autorità competenti». Niente accesso ai servizi delle aziende, e non ci si può fermare negli autogrill, visto che gli orari imposti imporrebbero l’interruzione del viaggio.

C’è molta preoccupazione e la rilancia Giorgio Colato della Fai di Como e Lecco: «Ricordiamoci che gli autisti portano anche i rifiuti degli ospedali, il materiale sanitario come le mascherine». E aggiunge: «Mai come in questo momento ci si rende conto dell’importanza del trasporto italiano. Le aziende straniere che facevano concorrenza ieri, non vengono più in Italia. Bisognerà ricordarselo».

Intanto risuonano con forza le richieste di misure per i piccoli, dopo il primo Sos all’inizio dell’emergenza, con Roberto Galli, presidente di Confartigianato Como e referente dei trasportatori, e Luca Riva, presidente regionale di Cna per la categoria.

Oggi sono più urgenti che mai: «Io sono chiuso adesso, perché lavoro per clienti dell’automotive, ma i miei colleghi in altri settori stanno operando e in condizioni davvero difficili. Nonostante abbiano mascherine, tute, occhiali, non vengono fatti accedere alle aziende. Neanche ti restituiscono la bolla firmata, ma ti dicono che ti manderanno la copia digitale. Ci fosse almeno una leggera apertura, ad esempio agli autogrill». E le aree di stazionamento sarebbero preziose, conferma: lo potevano essere già prima, figurarsi nell’emergenza.


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