Lecco. «La chiusura   di Teva è irreversibile»
L’ingresso della Teva sulla Como Bergamo, la fabbrica di Bulciago

Lecco. «La chiusura

di Teva è irreversibile»

Rossana Cantù, responsabile delle Risorse umane del gruppo, esclude qualsiasi ripensamento «Ci sarà attenzione ai lavoratori. Anche per ricollocarne eventualmente alcuni in altri stabilimenti del gruppo»

«La scelta di chiudere il sito di Bulciago è irreversibile; siamo consapevoli dell’impatto sociale. Tutte le decisioni e le misure verranno prese nel rispetto dei lavoratori».

Lo ha dichiarato ieri, in un’intervista, Rossana Cantù, responsabile delle Risorse umane di Sicor Srl, la società del Gruppo Teva alla quale fa capo lo stabilimento di Bulciago, coi suoi 109 dipendenti. «La chiusura, annunciata martedì alle organizzazioni sindacali - ha spiegato - rientra in un’ottimizzazione globale della produzione di Teva nel mondo: per questo, non potrà essere riconsiderata. Tuttavia, saremo attenti ai lavoratori, ai quali verranno offerte condizioni eque».

«Anche sotto il profilo della ricollocazione all’interno degli altri stabilimenti del gruppo, verranno tenuti sicuramente presenti se si apriranno posizioni e opportunità, oltre ad accompagnarne il percorso verso nuovi ruoli, eventualmente all’esterno della società. Collaboreremo coi sindacati per trovare insieme le soluzioni».

Sicor Srl è presente a Rho, alle porte di Milano; a Caronno Pertusella (in provincia di Varese), a Villanterio (Pavia): ovunque, vengono sintetizzati i principi attivi poi distribuiti dalla casa farmaceutica.

«La chiusura del sito di Bulciago rientra in una logica di ottimizzazione della rete mondiale di Teva finalizzata - ha detto la Cantù - a una produzione che vuole essere complessivamente sostenibile. Siamo molto grati al territorio e ai lavoratori di Bulciago, per avere contribuito in questi anni alla produzione dei principi attivi distribuiti da Teva».

«Tuttavia, lo stabilimento di Bulciago, per la riduzione dei volumi di produzione, costante nell’arco almeno degli ultimi cinque anni, non garantisce più questa sostenibilità».

Teva è un colosso che se la gioca sullo scacchiere, appunto, mondiale; a Bulciago, è subentrata nel 2002 nella sede lungo la provinciale Como-Bergamo già occupata in precedenza da altre aziende farmaceutiche e, cioè, l’Alfa Wassermann (della quale, nel 2017, è avvenuta la fusione per incorporazione con Biofutura Pharma Spa e Sigma-Tau in Alfasigma), poi Alfa Chemicals: quest’ultima, fondata nel 1991 e in rapida ascesa (dai solventi, al settore benessere).

Quanto a Teva, è una multinazionale israeliana, tra i principali produttori mondiali di farmaci equivalenti, quotata in borsa dal 1951 a Tel Aviv, dagli anni 80 a New York e sbarcata - proprio con l’acquisizione di Sicor Inc - nel mercato dei farmaci biosimilari, cioè con principio attivo simile al medicinale biologico ricavato da cellule e organismi viventi.

Dal 2018, Teva opera in 80 paesi, tra cui l’Italia attraverso Sicor: qui conta 1.400 dipendenti in tutto. «Con la chiusura dello stabilimento di Bulciago – ha assicurato la Cantù – verranno garantiti il rispetto e la dignità dei lavoratori, in tutto il processo di concertazione con le parti sindacali. Porteremo avanti tutto il percorso di negoziazione nella massima serietà e trasparenza».

Le reazioni, anche politiche, alla notizia della chiusura non si sono fatte, attendere e ieri, tra gli altri, il consigliere regionale Raffaele Straniero (Pd) capogruppo in commissione Attività produttive ha commentato: «Esploreremo tutte le strade possibili a livello regionale per far rivedere la decisione all’azienda o, comunque, trovare una modalità per mantenere il sito produttivo e l’occupazione stabile. Capisco che la situazione si presenti molto complicata, ma non starò a guardare mentre un altro pezzo dell’ossatura produttiva del nostro territorio rischia di scomparire».


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