Lecco. Delocalizzazioni  Andar via sarà più difficile

Lecco. Delocalizzazioni

Andar via sarà più difficile

Multinazionali: lo scopo è fermare l’ondata di licenziamenti e contrastare la desertificazione industriale - Il ministro del Lavoro, Orlando: «Certamente è necessario che vi siano misure di contrasto più efficaci»

Si va verso sanzioni alle multinazionali che chiudono in Italia per spostare le produzioni altrove. Lo scopo è fermare l’ondata di licenziamenti e contrastare la desertificazione industriale. Andarsene sarà più difficile e, come dichiarato dal ministro del Lavoro Andrea Orlando in un question time alla Camera «certamente è necessario che vi siano misure di contrasto più efficaci e su questo siamo al lavoro con il Mise, anche con la revisione dell’attuale impianto normativo che purtroppo non ha prodotto i risultati sperati» anti delocalizzazione. Fra gli schemi in discussione, quello dell’utilizzo preliminare degli ammortizzatori sociali, l’imposizione di una serie di vincoli prima di arrivare a sanzioni se si lascia l’Italia.

Dopo i casi Gkn, con 442 licenziati in Toscana, e Whirlpool, 327 licenziamenti a Napoli, e in vista dello sblocco totale del divieto di licenziamento ora il Governo guarda ai finanziamenti del Recovery Plan da utilizzare per «responsabilizzare di più le imprese e legarle con più forza al Paese nel quale operano e dal quale ricevono sussidi», come ha dichiarato a metà luglio lo stesso ministro del Lavoro. Casi, quelli delle due multinazionali, a cui si sono aggiunti, sul Lario, il licenziamento di 88 dipendenti di Henkel il 30 giugno e, il 2 luglio nel Monzese, quello dei 152 lavoratori di Gianetti Ruote.

«Obblighi e restrizioni non possono andare oltre una certa soglia - afferma il presidente dei Consulenti del Lavoro di Lecco, Matteo Dell’Era -, altrimenti entrano in contrasto con l’articolo 41 della Costituzione che tutela la libertà d’impresa». Ma è altrettanto vero che il principio costituzionale è stato normato in quanto può essere «giustamente condizionato da altri diritti importanti, quale quello al lavoro. Ci si muove dunque - aggiunge Dell’Era - nel solco della legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi, ma cercando di rendere l’imprenditore più partecipe del problema sociale che può creare la chiusura di un’attività che è privata ma ha impatto sociale collettivo perché coinvolge la vita di tante famiglie».

Dell’Era riferisce di avere clienti che gli chiedono che succederebbe nel caso volessero spostare l’attività e licenziare e spiega che la risposta in questo caso «è dire “non lo so”, perché è così. È ciò è per sottolineare che il nostro Paese mette obblighi e divieti sul lavoro creando però un meccanismo molto rigido».

Evidentemente si vuole garantire al massimo protezione sociale, «ma i Paesi anglosassoni, peggiori di noi sulla protezione sociale, funzionano meglio di noi in quanto hanno facilità di licenziamento ma anche facilità di assunzione. Quindi abbiamo una storia che pone vincoli fortissimi in un imprenditore che vuole investire in Italia».

«Ma vorrei dire - conclude - che anche nel Lecchese ho aziende clienti di medie dimensioni che sono nella sfera di proprietà di grandi Gruppi, i quali non sono qui nella visione di guadagnare e chiudere, ma per avere lunga vita utilizzando il valore aggiunto del know how locale e dei nostri processi produttivi».


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