Lecco. Cassa in deroga   3734 lavoratori senza l’assegno
Scontro tra Inps e Regioni sui ritardi nell’erogazione dell’indennità

Lecco. Cassa in deroga

3734 lavoratori senza l’assegno

Ritardi: marzo e aprile non pagati - Monteduro (Uil): «Troppe lentezze

la vittima alla fine è il dipendente»

Sono 3.734 in provincia di Lecco e 7.267 in provincia di Como i lavoratori per i quali è stata richiesta, da fine febbraio fino allo scorso 4 maggio, la cassa integrazione in deroga con la causale “Covid-19”.

Si tratta di dipendenti di piccole realtà (fino a cinque addetti), di aziende del commercio e di altri settori che non possono accedere agli ammortizzatori sociali ordinari.

Complessivamente, nel Lecchese le ore di cassa che hanno ottenuto il via libera regionale sono state 1,2 milioni per un importo di 10,08 milioni, mentre sul territorio comasco sono state autorizzate 2,18 milioni di ore di cig in deroga, per una copertura economica pari a 18,38 milioni di euro.

L’utilizzo della cassa in deroga per tutte le realtà aziendali che non hanno a disposizione gli altri strumenti è stato stabilito dal decreto “Cura Italia” del 17 marzo che aveva anche un valore retroattivo.

Tuttavia, la procedura per ottenere il pagamento dell’integrazione salariale si sta rivelando particolarmente complessa ed i lavoratori attendono ancora i pagamenti di marzo e di aprile. Su 241.079 domande presentate dalle aziende, solo 67.746 sono state liquidate a livello nazionale. Questa questione ha innescato uno scontro tra l’Inps e le Regioni che si sono reciprocamente accusati del ritardo.

Il procedimento prevede prima un accordo sindacale a livello regionale, poi un’istruttoria della Regione che termina con un decreto, quindi la trasmissione all’Inps, la nuova analisi da parte dell’Istituto ed infine il pagamento.

«I ritardi – si legge in un comunicato della Conferenza delle Regioni – non sono imputabili alle amministrazioni regionali, bensì ad un meccanismo che si fonda su regole previste per situazioni ordinarie e che pertanto comporta tempi non conciliabili con una situazione di emergenza e straordinarietà come quella che stiamo vivendo».

I consulenti del lavoro hanno intanto chiesto per il decreto relativo ad aprile, che dovrebbe finanziare altre nove settimane di cassa in deroga, una semplificazione burocratica.

«La Lombardia ha iniziato a fare i primi decreti il 22 aprile – spiega Salvatore Monteduro, segretario della Uil del Lario – perché la procedura è effettivamente complessa: ora le domande sono state trasmesse all’Inps, ma anche in questo caso non mancano le lentezze burocratiche; la conseguenza è che la vittima di tutto questo meccanismo è il lavoratore, rimasto a casa due mesi e per ora senza riconoscimenti salariali, una situazione davvero difficile per molte famiglie».

Anche l’anticipo da parte degli istituti di credito, con la garanzia offerta dalla Regione Lombardia, si sta rivelando poco perseguito. «La Regione ha effettivamente sottoscritto accordi con le banche – conclude Monteduro – ma, anche in questo caso, prima dell’erogazione dell’anticipazione c’è un’istruttoria da realizzare e i tempi diventano lunghi». In mancanza quindi di un intervento diretto delle aziende, ovviamente non sempre possibile, migliaia di lavoratori comaschi e lecchesi restano in attesa di un assegno che difficilmente arriverà prima della seconda metà del mese.


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