Le vele dei windsurf per l’addio a Bechis

Ieri a Pagnano il funerale del titolare della Rue Royale Diana, stroncato da un infarto in Trentino

Tanti ricordi da parte degli amici del lago di Garda con i quali condivideva la passione sportiva

Le vele dei windsurf per l’ultimo saluto a Riccardo Bechis.

Ieri mattina, si è tinto di tanti colori il sagrato della chiesa San Giorgio di Pagnano dove amici e parenti hanno dato l’addio a Riccardo Bechis, proprietario della Rue Royale Diana di Merate, morto a 52 anni mentre stava risalendo le nevi dell’Altissimo a Brentonico, in provincia di Trento.

Tra i tanti amici per salutarlo, in prima fila, vicino ai genitori e ai fratelli Roberto e Matteo, c’erano “I parassiti del lago di Garda”, associazione sportiva dilettantistica della quale Bechis faceva parte da circa una decina d’anni.

«Partenza improvvisa»

Lo scorso week-end, mentre si dirigeva verso Trento, Bechis si era fermato a salutare gli amici con cui condivideva la passione per il lago, le onde, il sole, la velocità.

«La tua partenza è stata improvvisa - ha ricordato un’amica -. In questi quindici anni, ti abbiamo visto crescere, cambiare, lanciarti in nuove avventure con l’ingenuità di un bambino. Questa cosa non è da Ricky, dicevamo. Ti chiamavamo così, “zio Ricky”, non perché fossi vecchio ma perché eri come un fratello. E invece, sì, riuscivi. E ora, siamo sicuri che dove ti trovi, sei in pace e che un giorno ti ritroveremo nell’onda più alta, nel raggio di sole più caldo, al largo del lago, a seguire la luce che ti porta a casa».

Commosso anche il ricordo del fratello Roberto, tornato in fretta dalla Cina: «Questa è l’ultima volta che noi tre fratelli ci troviamo riuniti insieme - ha detto durante la cerimonia -. Vedere tante persone qui a salutare Riccardo, è commuovente. Ma ne sono felice perché Riccardo era molto attaccato alla chiesa e la chiesa era la sua casa. Vorrei quindi che tutte le persone che oggi sono qui, riflettessero sul fatto che la chiesa è la sua casa ma anche la nostra».

«Quando abbiamo incontrato i tuoi genitori - ha aggiunto un altro dei “parassiti” - ci hanno chiesto da quanto tempo ci conoscevamo. Dieci anni, gli abbiamo risposto. Ma non è vero. In realtà, ti conoscevamo da sempre perché condividevamo la stessa passione per lo sport e, nonostante sapessimo esattamente chi eri e qual era il tuo ruolo, quando eri con noi ti ponevi al nostro stesso livello».

Il sacerdote

Nella sua predica, padre Illuminato ha preferito ricorrere a parole di consolazione, invitando tutti i fedeli a continuare a coltivare il ricordo di Riccardo: «L’eterno riposo non deve essere riposo ma attività. Per questo, gli amici di Riccardo devono continuare a coinvolgerlo con il ricordo, con la preghiera, rivolgendogli richieste precise e puntuali, facendogli capire che abbiamo bisogno di lui».

I mille colori delle vele dei windsurf, stesi a comporre due ali sul sagrato della chiesa, scosse da un leggero fremito di vento, sono stato l’ultimo saluto al feretro, accompagnato a spalla dagli amici più cari fino a cimitero.n

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