«L’AstraZeneca?   Un vaccino sgradito   Facciamo gli altri»
Il centro vaccinale nel Palataurus

«L’AstraZeneca?

Un vaccino sgradito

Facciamo gli altri»

Il medico Carlo Signorelli si sofferma sui numeri . «È fondamentale chiudere in fretta la campagna: la diffidenza verso questo siero rischia di rallentarla»

AstraZeneca sì, AstraZeneca no. Il Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute, con il suo coordinatore Franco Locatelli, ha spiegato che questo vaccino«è già preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perchè il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia», come ha dichiarato a Rai24. Il caso della ragazza di Genova di 18 anni ricoverata in rianimazione per una trombosi post vaccino, ha allarmato ancor più le persone e rafforzato l’effetto-rifiuto verso questo siero.

Chiarimenti

Ma quanto detto da Locatelli: «Quello che si è verificato nella sfortunata ragazza di Genova, pone un’ulteriore riflessione, anche alla luce del mutato contesto epidemiologico in quanto la riduzione dei casi che abbiamo nel Paese rende anche più cogente tale riflessione», viene sposato anche dal professore di Medicina preventiva del San Raffaele di Milano, il lecchese Carlo Signorelli: «Abbiamo il dubbio non risolto di effetti collaterali gravi per Astrazeneca e abbiamo l’indicazione di consigliarlo solo sopra i 60 anni. Ma notiamo oramai sempre più spesso che questo è un vaccino sgradito, per cui se non ci sono problemi di forniture, e pare non ce ne siano più, bisogna inoculare gli altri vaccini, perché avremo meno rifiuti e chiuderemo prima la campagna vaccinale».

Non mancano più né Pfizer, né Moderna e neanche il graditissimo (per via della inoculazione monodose), Johnson&Johnson. E dunque Signorelli insiste: «La seconda dose a distanza di 10-12 settimane di AstraZeneca complica ulteriormente le cose. Non riesco a capire bene perché si insista con AstraZeneca anche perché abbiamo delle buone forniture di tutti gli altri. Forse non si è capito bene, ma dobbiamo chiudere la campagna vaccinale, non i contratti. Più gente accetta il vaccino, prima la terminiamo».

Reazioni

Tutti i vaccini hanno controindicazioni, ma questo sembra averne di più. «Una cosa sono le controindicazioni e un’altra le gravi reazioni avverse – precisa il professore lecchese – Poi va da sé che bisogna anche essere razionali: abbiamo effetti gravi in un caso su un milione, con AstraZeneca. E peraltro non è neanche così sicuro neanche il nesso causale. Per cui si dà quel vaccino con buona sicurezza. Ma gli effetti gravi possono comparire anche a distanza di settimane».

Ci sono Paesi che hanno abbandonato AstraZeneca al suo destino: «Per l’amore del cielo – spiega Signorelli - si facciano le adesioni volontarie, l’Astra Day. Tutte queste cose ci possono anche stare, purché non si rallenti la campagna vaccinale che è la mia unica vera preoccupazione».

A proposito è il vaccino italiano? «Sono state sospese le sperimentazioni perché era un vaccino a vettore virale e considerando i tempi che sarebbero occorsi per svilupparlo e, visto che sono preferibili quelli a Mrna (Pfizer e Moderna), la valutazione costi-benefici di questo vaccino hanno portato a sospendere la sperimentazione. Cosa dirà la Corte dei Conti sui soldi spesi? Non chiedetelo a me».

Torniamo ai vaccini che già ci sono. Dal 28 giugno si torna alle seconde dosi a 21 e 28 giorni per Pfizer e Moderna: «Io ho sostenuto che bisognava andare a 42 giorni per accelerare. Ma ora c’è bisogno di non andare ad agosto con la campagna vaccinale, per cui, essendoci i vaccini, è giusto tornare a 21 giorni. Ci sta. Con l’allungamento della seconda dose abbiamo sorpassato tutti in Europa. È poco?».


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