L’assassino di don Roberto?
«Capace di intendere e di volere»

La corte d’Assise: non c’è bisogno di una perizia psichiatrica

L’assassino di don Roberto? «Capace di intendere e di volere»
Sul luogo del delitto

«Al momento dei fatti, era capace di intendere e volere. È ed era imputabile». Lo psichiatra Nicola Molteni, incaricato dalla Procura di stendere una consulenza tecnica di natura psichiatrica, davanti alla Corte ha rimarcato più volte che Ridha Mahmoudi, l’assassino di don Roberto Malgesini, era assolutamente in grado di capire cosa faceva.

E così ieri la Corte d’Assise ha sciolto la riserva e ha rigettato la richiesta della difesa di concedere una perizia psichiatrica.

L’imputato, durante la visita di Molteni, è stato «collaborativo», ma reticente rispetto «ai fatti oggetto di indagini: ripeteva continuamente che ne avrebbe parlato con il giudice». E, secondo l’esperto, questo “muro” era legato «a una scelta volontaria», un normale «interesse a non comunicare una cosa perché il suo interesse spaziava altrove». Così come c’è stata chiusura anche per quanto riguardava i precedenti penali.

L’esperto ha respinto l’eventuale ipotesi che ci fosse una ritualità nell’uccidere don Roberto: «Aveva individuato anche altre persone ritenute “meritevoli”», tra cui l’avvocato Vittorio Rusconi, che Ridha aveva cercato (inutilmente) nei giorni precedenti. Quindi, il fatto che abbia poi messo in atto questo delitto nei confronti di un sacerdote non denota una simbologia o ritualità.

La testimonianza dell’esperto ha messo in luce anche l’atteggiamento vittimistico dell’imputato. Le pretese: «Le istituzioni mi dovevano, non mi hanno aiutato». E un comportamento con «valori suoi», ma «capace di capire la portata delle sue azioni». Con una struttura della personalità caratterizzata da antisocialità, che «rappresenta l’80-90% dei carcerati, si ha una visione del mondo con valori diversi, ma sanno stare nel mondo e sanno cosa stanno andando a compiere».

Lo psichiatra, che ha visitato Ridha «per quattro ore complessive», ha utilizzato anche la documentazione prodotta durante le precedenti carcerazioni.

Si torna in aula il 28 ottobre, quando è attesa la sentenza.

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