L’alpinismo in lutto  per Santambrogio  Sconfitto dal Covid
Vanni Santambrogio sul pack della Groenlandia nel marzo 1999, una delle spedizioni cui aveva partecipato

L’alpinismo in lutto

per Santambrogio

Sconfitto dal Covid

Erba: notissimo accademico del Cai, aveva gestito

il rifugio Capanna Mara per 17 anni insieme alla famiglia

Nel 2008 sull’Everest con una spedizione scientifica

Se ne è andato un grande appassionato di montagna dell’erbese: l’alpinismo perde Vanni Santambrogio scomparso a 75 anni dopo aver contratto il Covid. Una fine improvvisa e inattesa, che ha lasciato tutti sgomenti. Fino a pochi giorni fa, infatti, lo si poteva incontrare ancora sui sentieri erbesi.

Santambrogio, accademico del Cai, aveva fatto parte della scuola centrale di scialpinismo per diversi anni. Fin da giovane era stato un punto di riferimento per la scuola di alpinismo Alta Brianza con sede a Caslino d’Erba, la scuola che racchiude diverse sezioni del Cai.

Una passione infinita, quella che aveva per la montagna e che l’avevano fatto diventare un autentico punto di riferimento per intere generazioni. Numerose le ascensioni alle quali aveva partecipato, alcune delle quali compiute insieme all’amico Romano Cattaneo: dal Monte Bianco al Monte Rosa, alle Dolomiti, in particolare una via molto importante, il Crozzon del Brenta. E’ stato anche sull’Aconcagua, ha partecipato a una salita sul monte Ararat in Turchia e poi a una spedizione in Marocco, in Grecia sul Monte Parnaso, in Sicilia sull’Etna per imprese di scialpinismo. Imprese che sono ripetutamente finite anche sulle pagine de La Provincia, a testimonianza di un amore infinito per la montagna.

Nel 2008 Santambrogio aveva partecipato a una spedizione scientifica sul campo base dell’Everest curata dall’Istituto auxologico italiano e dall’università degli Studi di Milano - Bicocca. Il ruolo dell’alpinista erbese era stato quello di sottoporsi ad alcuni test per lo studio dell’ipossia ad alta quota. Dopo quattro anni di ricerche effettuate a 4.559 metri di quota, sul Monte Rosa, la ricerca era arrivata anche nella zona himalayana fino a 5300 metri di quota. Così Santambrogio era partito per il campo base dove era rimasto circa un mese in autunno. Aveva raccontato al nostro giornale: «Abbiamo fatto da cavie, sottoponendoci a test sulla respirazione o agli sforzi indossando particolari indumenti studiati dagli ingeneri del Don Gnocchi, che per non ostacolare i movimenti rivelano i dati attraverso i sensori presenti nelle fibre della maglietta. Ogni due giorni il prelievo sanguineo e così via».

Per 11 anni, fino al 2017, Vanni Santambrogio ha gestito insieme alla famiglia il rifugio Capanna Mara. Aveva preso la gestione della “Mara” dopo che il suo predecessore nella conduzione dell’attività, Raffaele Bianchi, aveva deciso di rinunciare. «Me lo avevano proposto e avevo accettato - ci aveva spiegato - Alla Mara vengo fin da bambino. Mi portava mio papà. E poi ho sempre frequentato queste montagne, il Sasso d’Erba con l’alpinismo le scale», ci aveva raccontato poco prima di lasciare l’attività non senza rammarico.


© RIPRODUZIONE RISERVATA