L’abbraccio di Cesana all’arcivescovo
L’arrivo del cardinale Angelo Scola tra due ali di folla plaudente

L’abbraccio di Cesana all’arcivescovo

Il cardinale Scola è arrivato oggi in occasione del quattrocentesimo della riconsacrazione della chiesa. Ha parlato dell’«intera famiglia umana» fatta «di culture diverse, ma chiamate dal dato di fatto di vivere insieme»

L’arcivescovo Angelo Scola ha fatto ingresso prima delle 18 nella piazza panoramica affacciata sul lago di Pusiano, antistante la chiesa dei santi Fermo e Rustico della quale si celebra il quattrocentesimo di riconsacrazione; i fedeli del paese e della comunità pastorale lo hanno accolto con un prolungato applauso, mentre risaliva dalla grotta della Madonna, ai piedi del sagrato, accarezzando bambini e stringendo mani di anziani.
Il primo saluto è stato tributato al cardinale dalla banda e dal corpo degli alpini (protagonista peraltro di larga parte dei preparativi e del servizio d’ordine); a ricevere Scola sono stati, naturalmente, anche i sacerdoti: il vicario episcopale monsignor Maurizio Rolla, l’amministratore della comunità pastorale e parroco di Suello don Francesco Grasselli, il parroco di Cesana don Piergiorgio Barbanti, il predecessore don Rino Valente, altri religiosi nativi del paese – come don Claudio Nora e don Lodovico Colombo – suor Rosangela Valsecchi e suor Marilena Castelnuovo, oltre alle suore che prestano a Cesana la propria opera.
Hanno concelebrato altri preti del decanato; la funzione è stata accompagnata dalla corale ed è stata celebrata all’aperto, con l’altare situato alla sommità della scalinata; decine, i fedeli; tra le autorità, in prima fila c’erano i sindaci dei tre paesi della comunità, composta oltre che da Cesana e Suello anche da Pusiano. La celebrazione s’è aperta con le parole di don Francesco: «Accogliamo con gioia l’anniversario della riconsacrazione, nel quale si riconosce la presenza di una comunità cristiana che si fortifica».
Scola ha ricordato l’importanza d’essere «comunità, dove la singola personalità è nulla, ma che d’altronde nulla diminuisce dell’irripetibile unicità di ciascuno»; si è quindi riferito all’«intera famiglia umana» e all’odierna società «di culture diverse, ma chiamate dal dato di fatto a vivere insieme». L’arcivescovo ha messo in guardia dalla «celebrazione di riti esteriori» rimarcando valori come «l’umiltà e la responsabilità che è conseguenza di una vita di fede; essere responsabili in ogni circostanza e rapporto quotidiano: è di ciò – ha concluso – che ha bisogno la famiglia umana».

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