La rivolta delle carceri  Proteste a Pescarenico
L’interno del carcere

La rivolta delle carceri

Proteste a Pescarenico

Anche a Lecco detenuti in stato di agitazione, ma non si sono registrati episodi di violenza

La protesta nelle carceri che sta infiammando la Penisola da domenica, da quando è stata resa nota la disposizione – contenuta nel Decreto del Consiglio dei ministri per il contenimento del coronavirus – di sospensione dei colloqui dei detenuti con i familiari, non sembra aver “contagiato” la casa circondariale di Pescarenico.

O meglio, se in 27 penitenziari italiani i detenuti sono in agitazione, nella nostra città la protesta è stata molto più pacata. Stando a quanto è stato possibile appurare, i detenuti – che a oggi dovrebbero essere un’ottantina, contro i 90 della capienza massima – si sono limitati a battere le mani contro le inferriate delle celle. In segno di adesione alle rivendicazioni portate avanti – in modo ben più “vibrante”, e con conseguenze anche gravissime, visto che si sono registrati sei morti, tre solo nel carcere di Modena – in altre carceri italiane.

Quanto al contenimento del virus, i detenuti sono sottoposti a stretti controlli già da un paio di settimane e al momento non si registrano casi di positività.

Nella giornata di ieri, la rivolta più violenta si è registrata a Foggia, dove molti detenuti hanno tentato l’evasione: alcuni sono stati bloccati poco dopo all’esterno dell’istituto penitenziario dalle forze dell’ordine. Altri invece sono riusciti a fuggire, disperdendosi nei quartieri vicini e rubando automobili. La situazione ha provocato pesanti reazioni da parte della politica: l’opposizione che ha chiesto l’intervento dell’esercito e i renziani che hanno chiesto al ministro della giustizia Alfonso Bonafede d’informare il Parlamento. L’informativa del guardasigilli è stata fissata per domani alle 17.

«È nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e vive nelle carceri e i provvedimenti presi hanno proprio la funzione di garantire la tutela della salute dei detenuti e tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria, ma deve essere chiaro che ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare », ha detto il ministro della Giustizia. Da segnalare il commento di Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, che sottolinea come le proteste siano cominciate contemporaneamente in tutto il Paese: «La contemporaneità delle rivolte fa pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia tutt’altro che un fenomeno spontaneo – ha spiegato Pianese –. C’è il rischio che dietro le rivolte possa esserci la criminalità organizzata. È in atto una strategia che tenta di approfittare delle difficoltà causate dal coronavirus». n A. Cri.


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