La morte di Mattia, i genitori in Procura   E tornano le tv nazionali
Mattia Mingarelli, deceduto in Valmalenco in circostanze ancora poco chiare

La morte di Mattia, i genitori in Procura

E tornano le tv nazionali

Incontro a porte chiuse tra famiglia e inquirenti. Le telecamere di “Quarto Grado” ancora in Valmalenco. Si indaga per fare piena luce sul misterioso episodio.

D’accordo, gli inquirenti pensano soprattutto all’ipotesi dell’incidente, ma troppi particolari ancora non tornano. Ecco perché si continua a indagare per fare piena luce della morte di Mattia Mingarelli, trovato senza vita nei boschi della Valmalenco la vigilia di Natale dopo essere stato dato per disperso il 7 dicembre. Ieri mattina, nell’ufficio del procuratore capo Claudio Gittardi si sono presentati i genitori del giovane di Albavilla, in provincia di Como.

Un incontro informale e del tutto riservato sul cui contenuto non si possono che fare delle ipotesi. Nessun genitore accetterebbe di rassegnarsi alla morte di un figlio senza sapere esattamente come siano andate le cose. E la Procura sondriese ha manifestato, fin dall’avvio delle indagini, tutte le intenzioni di andare a fondo della vicenda. Ora si attendono, tra l’altro, gli esiti degli esami tossicologici sul corpo della vittima e del dna sui reperti sequestrati al Rifugio Barchi, dove l’uomo aveva trascorso il pomeriggio prima di far perdere le proprie tracce Il caso continua a tenere banco anche sulle reti tv nazionali. Ne ha parlato mercoledì “Chi l’ha visto” su Raitre e se ne parlerà ancora questa sera a “Quarto Grado” su Rete4.

Anche gli amici di Mattia continuano a non capacitarsi della scomparsa di un giovane che lunedì avrebbe compiuto 31 anni. Per questo hanno organizzato una festa per ricordare “Tia” proprio nel giorno del suo compleanno e raccogliere dei fondi per la realizzazione di “una vigna per Mattia”. Intanto proprio grazie ai servizi realizzati dalle reti televisive nazionali è stato possibile capire qualcosa di più delle ultime ore vissute dall’agente di commercio morto sulle montagne per le quali nutriva una vera passione.

Il giallo del telefonino, per esempio. Come mai il gestore del rifugio “Ai Barchi”, Giorgio Del Zoppo, aveva inserito la propria scheda nel telefono abbandonato da Mingarelli al rifugio dopo aver bevuto un aperitivo con il titolare? «Semplice: avevo pensato di tenermelo, come una fortuna arrivata dal cielo» la candida ammissione di Del Zoppo, per tutti Gufo, alla inviata di Quarto Grado Ilaria Mura. Ma spiegarsi come possa essere morto per malore un uomo di appena trent’anni dopo essersi incamminato nel bosco di notte è tutt’ora molto difficile.


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