La meccanica è ferma  Anche a Lecco
Tutta la filiera del metalmeccanico mostra preoccupanti segnali di crisi

La meccanica è ferma

Anche a Lecco

Il rapporto Cisl: battuta d’arresto pesante per il settore manifatturiero, soprattutto a causa della crisi tedesca

La ripresa economica registrata fino all’estate 2018 è definitivamente sfumata: nel primo semestre di quest’anno i lavoratori coinvolti da crisi nella metalmeccanica lombarda sono stati oltre 16.500, con un aumento di ben 71 punti percentuali. Ma emblematico è il dato su cassa integrazione e licenziamenti: i lavoratori in mobilità sono quasi triplicati (+189,9%, erano 423 nel secondo semestre 2018, sono saliti a 1.226 da gennaio a giugno 2019).

Sono impietose le informazioni inserite nel 47° rapporto della Fim Cisl Lombardia realizzato dall’Osservatorio del sindacato sulla situazione relativa all’andamento economico della regione e del nostro territorio. «I dati dimostrano quanto avevamo previsto sul finire dello scorso anno - afferma Andrea Donegà, segretario generale Fim Cisl Lombardia -. Diverse imprese non sono riuscite a consolidare i precedenti segnali di ripresa, assestandosi su livelli di attività inferiori che non consentono quella crescita occupazionale di cui, invece, avremmo bisogno per riassorbire le troppe persone rimaste senza lavoro in questi ultimi anni».

Al contrario, la produzione ha fatto segnare battute d’arresto anche pesanti, culminate in molti casi con difficoltà aziendali che hanno portato anche alla chiusura. Tra gennaio e giugno le aziende metalmeccaniche interessate da processi di crisi in Lombardia sono state 375 (259 nel semestre precedente), 16.502 i lavoratori (9.647 nel periodo precedente).

E’ aumentato il numero delle imprese coinvolte dalla cassa integrazione ordinaria: 316 aziende rispetto alle 221 del semestre precedente, così come il numero di lavoratori coinvolti (12.656 contro 7.698). Aumenta anche il numero delle aziende con ricorso alla cassa integrazione straordinaria, che viene utilizzata da 25 aziende (erano 22) e cresce significativamente il numero dei lavoratori coinvolti che sale a quota 2.620 (erano 1.526). Pesante anche il ricorso alla mobilità, che sale a quota 34 aziende (+88,9%, erano 18) con un impatto fortemente negativo sul numero dei licenziamenti che si attesta a 1.226 (+189,9% erano stati 423).

Questi derivano in buona misura da crisi aziendali con riduzione del personale (21 aziende, l’60% delle unità aziendali, con 704 licenziamenti) e per una significativa quota da cessazioni di attività o fallimenti (13 aziende, il 37,14% del totale, con 519 licenziamenti, pari al 42,33% del totale). Poco significativo il ricorso alla mobilità di accompagnamento alla pensione (3% delle aziende e 0,24% dei lavoratori). Negli ultimi 4 semestri il numero di lavoratori licenziati si colloca quindi a quota 2.888, un andamento che evidenzia un fenomeno in crescita molto pesante e negativo.

A livello territoriale, l’area maggiormente coinvolta da queste difficoltà è quella di Milano (41,91% del totale regionale di situazioni di crisi; era il 32,8% nel 2° semestre 2018). Lecco si colloca suo malgrado seconda, con il 13,3% (era l’8,57%), seguita da Monza Brianza (12,90% era 18,16%) e Brescia (10,11% era 5,59%). Varese, Lodi, Bergamo e Como sono circa al 4%.


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