«Jhonathan, sempre nei nostri cuori»  L’addio in lacrime dei compagni di classe
Jhonathan Uberti con i compagni di classe nel corso di un evento ad Erba

«Jhonathan, sempre nei nostri cuori»

L’addio in lacrime dei compagni di classe

ErbaOggi pomeriggio ad Anzano i funerali del ragazzo di 19 anni che soffriva di distrofia

Il commosso ricordo degli studenti del liceo Porta: «Che esperienza quella gita a Parigi»

«Nulla ci potrà togliere il ricordo del tuo sorriso sereno, della tua forza tranquilla che riuscivi a trasmetterci».

Da Erba ad Anzano del Parco, in tantissimi sono rimasti segnati dalla scomparsa di Jhonathan Uberti. I funerali del giovane di 19 anni morto nella notte fra sabato e domenica verranno celebrati questo pomeriggio alle 14.30 nella chiesa di San Michele ad Anzano del Parco. Il ragazzo soffriva di distrofia muscolare: i genitori Piera e Maurizio chiedono di non inviare fiori ma di effettuare donazioni alla sezione comasca della Uildm.

Computer speciale

Dopo aver frequentato le scuole medie ad Albavilla, Jhonathan - già sulla sedia a rotelle - si era iscritto al liceo erbese Carlo Porta. All’epoca il preside Rocco Bova aveva acquistato un software per consentirgli di scrivere a computer sotto dettatura: con l’aiuto degli insegnanti di sostegno, il ragazzo era arrivato a sostenere con profitto gli esami di maturità, superati a giugno di quest’anno con una votazione di 95.

Lo scorso fine settimana, mentre si trovava in vacanza in Romagna, le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate ed è morto nella notte fra sabato e domenica. «Siamo stati compagni per cinque anni - ricorda Sara Pariani, ex rappresentante di classe al Carlo Porta - e in questo lasso di tempo l’abbiamo visto cambiare molto. I primi tempi era molto timido, non alzava mai la voce, poi pian piano si è sciolto. Lo scorso anno, quello della maturità, rideva e scherzava con tutti noi, si era integrato benissimo e aveva molti amici».

Sara ricorda l’impegno degli amici per trasportarlo in classe ogni mattina. «Per lui era fondamentale entrare in classe autonomamente, senza essere accompagnato dai genitori. Il problema è che l’ingresso della nostra scuola si trova in cima a una salita di acciottolato. Così abbiamo iniziato ad aiutarlo noi, a turno, tutti i giorni: lo accompagnavamo in classe e lo aiutavamo a prendere posto».

«Non era più timido»

A scuola, conclude la compagna, «stava molto bene, soprattutto negli ultimi tempi: frequentare le lezioni era anche un modo per stare in compagnia e scacciare le difficoltà».

Tra i ricordi più belli ci sono quelli trascorsi a Parigi in gita scolastica. «All’epoca - dice Camilla Ballabio, un’altra compagna - si era già aperto molto con noi, non era più il ragazzo timido dei primi tempi: all’inizio eravamo noi a cercare di coinvolgerlo, poi era lui a coinvolgere noi. Abbiamo trascorso dei bei momenti insieme, un giorno a Parigi gli si era scaricata la carrozzina elettrica così l’abbiamo trasportato a turno per le vie della città».

Un altro compagno, che preferisce restare anonimo, ha dedicato a Jhonathan un pensiero che racconta il rapporto stretto fra il giovane e gli amici: «I cinque anni della nostra vita che abbiamo vissuto nella stessa classe, ricchi di gioie e di fatiche, oggi sembra che acquistino un valore diverso e più profondo perché li abbiamo passati insieme a te. Quei momenti, ormai, fanno parte del passato; ma nulla ci potrà mai togliere il ricordo del tuo sorriso sereno, di quella tua forza tranquilla che riuscivi a trasmetterci».n 
Luca Meneghel


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