INTIMIDAZIONI E AFFARI

DELLA “LOCALE DI LECCO”

Le accuse del pm Gittardi ai dieci arrestati nell’operazione “Metastasi”

INTIMIDAZIONI E AFFARI DELLA “LOCALE DI LECCO”
I controlli della finanza

L’inchiesta, come ha spiegato il pm Claudio Gittardi, titolare delle indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria e dal Gico della Gdf, ha accertato, da un parte, le attività classiche delle cosche, come le estorsioni, il controllo delle attività edili, la gestione dei bar, ma anche del settore delle slot machine, e dall’altra parte la partecipazione di politici che facevano gli «interessi» del clan dei Trovato. La cosca, tra l’altro, aveva fatto una precisa scelta quella di non occuparsi dei traffici di droga, troppo rischiosi perché potevano portare ad arresti e a compromettere la posizione di Mario Trovato, scarcerato nel 2005.

Il consigliere comunale di Lecco, Ernesto Palermo, di professione insegnante in un istituto professionale, secondo l’accusa, si sarebbe adoperato direttamente per far ottenere al clan la concessione dell’area comunale ’Lido di Paré’ sul lago di Como, già oggetto in passato di una serie di attentati incendiari. Per l’acquisizione della concessione, che doveva essere effettuata da una società dei Trovato in cui aveva investito anche Palermo, secondo l’inchiesta, sarebbe arrivata una mazzetta da diecimila euro a Marco Rusconi, sindaco di Valmadrera dove sorge il lido. Nelle intercettazioni, come ha chiarito il pm Gittardi, Palermo parlava «come un uomo di ’ndrangheta» e avrebbe attribuito la sua elezione anche «all’appoggio che gli hanno dato i Trovato».

E diceva poi, sempre secondo il pm, che se ci fosse stato ancora il “vecchio” boss Franco Coco Trovato al comando della cosca sarebbe diventato anche assessore. I fatti contestati sono stati commessi tra il 2010 e il 2012 e, tra questi, un attentato a colpi di pistola contro un ristorante, l’Old Wild West. Palermo, secondo le indagini, avrebbe offerto la protezione del clan ai nuovi gestori, ma quando questi avevano rifiutato era scattata la vendetta dei Trovato. L’accusa di associazione mafiosa riguarda otto persone, tra cui Mario Trovato e Palermo e quattro presunti affiliati che si sarebbero occupati delle estorsioni: Antonello Redaelli, Saverio Lilliu, Alessandro Nania e Antonino Romeo. Claudio Bongarzone, invece, anche lui presunto affiliato (come Massimo Nasatti), era un imprenditore nel settore edile e delle slot machine. In carcere per corruzione e turbativa d’asta, invece, Rusconi e per corruzione l’imprenditore, socio di Bongarzone, Claudio Crotta.

Sequestrati dalla Gdf 17 immobili, tra abitazioni e box, cinque auto, quote di partecipazione in tre società, due bar e conti correnti in cui sarebbero transitati circa 700 mila euro.

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