In Tribunale l’incendio di Capodanno  L’imputato chiede il giudizio abbreviato
Ma più che i risvolti penali, sono quelli civili a impensierire il 24enne valtellinese accusato di aver provocato il pauroso incendio la notte di San Silvestro di due anni

In Tribunale l’incendio di Capodanno

L’imputato chiede il giudizio abbreviato

San Silvestro 2016: frontaliere, classe ’94, avrebbe sparato il razzo che ha innescato il rogo. Chiavenna e San Giacomo si sono costituiti parte civile e annunciano danni per 450mila euro.

Il processo si terrà a ottobre e sarà con rito abbreviato. Questo significa che in caso di condanna, all’imputato sarà garantito uno sconto sulla pena pari ad un terzo. Ma più che i risvolti penali, sono quelli civili a impensierire il 24enne valtellinese accusato di aver provocato il pauroso incendio la notte di San Silvestro di due anni fa sopra Chiavenna.

La montagna iniziò a bruciare poco dopo la mezzanotte e solo diversi giorni dopo pompieri e volontari riuscirono ad avere la meglio sulle fiamme, che nel frattempo avevano divorato 80 ettari di bosco.

Al giovane sono contestate le aggravanti di aver messo in pericolo alcuni abitanti e di aver arrecato danni ingenti all’ambiente. E a proposito di conti da pagare, il Comune di Chiavenna e quello di San Giacomo Filippo si sono già costituiti parte civile (in aula saranno rappresentati dall’avvocato Gino Ambrosini) e anche se per il momento una conta di danni non è stata ancora presentata, le due amministrazioni hanno già ventilato una cifra da far tremare i polsi: 450mila euro.

Prima di parlare di risarcimento, però, occorre che il giudice pronunci una sentenza di condanna. Che non è per nulla scontata: le prove paiono indiziarie. Il giovane, la sera di San Silvestro di due anni fa, si sarebbe ritrovato con altre persone - c’è chi dice venti, chi dice trenta - in un prato di San Giacomo Filippo da dove era possibile ammirare i fuochi di artificio che durante la notte di Capodanno non mancano mai. Stando all’accusa, il chiavennasco si sarebbe allontanato dal gruppo per una decina di minuti e dopo essere tornato, qualcuno avrebbe notato il principio di incendio proprio dove pochi minuti prima si era recato il presunto responsabile del rogo.

Le indagini sono state scrupolosissime e si sono avvalse anche di intercettazioni telefoniche e ambientali. In sostanza è stato piazzato un microfono nella sala d’attesa dove sono stati convocati i ragazzi che quella notte erano con l’imputato. Dalle registrazioni delle conversazioni non sarebbe emerso nulla di determinante al fine dell’accusa, di qui l’invito dell’avvocato difensore Francesco Romualdi «ad andarci piano con le affermazioni categoriche. Vedremo come andrà il dibattimento».

La Valchiavenna guarda con attenzione all’esito di questo processo, non foss’altro per il clamore che la vicenda ha suscitato e per le decine di uomini e mezzi che l’incendio ha coinvolto. Fu impiegato per sei giorni un Canadair, 24 le giornate di intervento per gli elicotteri di Regione Lombardia, 50 per i vigili del fuoco e volontari, 178 giornate per le squadre dell’Antincendio boschivo. Non solo valchiavennasco. A questo elenco vanno aggiunte 60 giornate di lavoro dei volontari dei gruppi Ana e un numero imprecisato di interventi dei volontari di Cai e Comitato caccia, nonché di semplici cittadini.


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