Il Covid abbassa l’aspettativa di vita  Nel Lecchese sono sei mesi in meno
Il Covid ha tolto ai lecchesi mezzo anno di vita, nella foto via Roma

Il Covid abbassa l’aspettativa di vita

Nel Lecchese sono sei mesi in meno

La Bocconi ha realizzato uno studio demografico sulle città colpite dal virus

Secondo la ricerca nella nostra provincia si sono registrati 557 decessi in più, 309 uomini

LECCO

Il Covid ha tolto ai lecchesi mezzo anno di vita. La triste statistica non è comunque paragonabile al dramma di Bergamo, dove la speranza di vita è scesa addirittura fino a 7 anni e otto mesi.

L’aspettativa di vita a Lecco e provincia si è abbassata di sei mesi tra l’inizio dell’anno e la metà di aprile, l’eccesso di mortalità rispetto alla media registrata tra il 2015 e il 2019 conta 557 decessi di troppo, 309 uomini e 248 donne. S imone Ghislandi, docente associato di economia della salute della Bocconi, ha pubblicato uno studio con il gruppo di ricerca “CovidCrisiLab”. Ecco i principali risultati dell’articolo intitolato “L’epidemia ha comportato nel Nord Italia i costi umani più alti mai visti dal dopoguerra”.

«Ci siamo principalmente focalizzati sulle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza – spiega Ghislandi – perché in questi territori si è registrato il più forte eccesso di mortalità. In particolare la situazione di Bergamo non è nemmeno paragonabile a quella della fascia prealpina. Sia chiaro, anche nelle altre province le notizie sono state funeste. Ma statisticamente i tassi più elevati riguardano le cinque città lombarde citate». È una doverosa premessa. Lo studio demografico si basa sui dati Istat, tra le tabelle pubblicate c’è un grafico che ripercorre i tassi di mortalità dal secolo breve al nuovo millennio dove ci sono due grandi cadute. Una all’inizio del novecento con la prima guerra mondiale e l’epidemia spagnola e l’altra con la seconda guerra mondiale. L’andamento storico ora è da aggiornare con il Covid.

«A Lecco l’abbassamento dell’aspettativa di vita è su base stagionale – dice ancora il docente della Bocconi – ed è basso rispetto ai territori più colpiti. Vale in particolare per gli uomini, che, come noto, si sono ammalati di più durante l’epidemia. La speranza di sopravvivenze scende a 80 anni e mezzo invece di 81 (per le donne è di 86).Su base annuale invece entro al fine del 2020 la mortalità in eccesso dovrebbe venire riassorbita e tornare a livelli normali. Al netto delle possibili nuove ondate dell’epidemia che speriamo non si verifichino il prossimo autunno».

A Lecco i decessi contati da inizio marzo e ascritti al coronavirus sono ormai 360. Una tragedia, meno terribile però rispetto all’epicentro dell’epidemia. I ricercatori della Bocconi stimano una perdita dell’aspettativa di vita a Bergamo pari a 7,8 anni per gli uomini, 5,8 per le donne. A Brescia gli uomini hanno perso 5,1 anni, a Piacenza le donne 3,2 anni. L’eccesso di morti nella Bergamasca conta 5.686 unità, una cifra impressionante. Sono 3.671 i decessi di troppo a Brescia, 1.756 a Cremona, 907 a Piacenza e 827 a Lodi. Nello studio una mappa mostra con i colori il tasso di mortalità dei singoli Comuni, spesso colorati di un rosso acceso, alle volte perfino scuro. Nella mappa a fascia prealpina tende più al rosa. Rispetto a Como i lecchesi hanno un eccesso di mortalità superiore. Se l’epidemia sparisse Bergamo come le altre province più piagate entro dicembre recupererebbe parte della speranza di vita, precisamente per gli uomini bergamaschi il tempo perso si ridurrebbe a 3,5 anni e per le donne a 2,5.


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