Il caso infrastrutture  «Per l’attraversamento  ci fu il conto alla rovescia  Bisogna farlo ancora»
La prima pagina de “La Provincia di Lecco” del 26 ottobre 1999

Il caso infrastrutture

«Per l’attraversamento

ci fu il conto alla rovescia

Bisogna farlo ancora»

Il personaggio Vico Valassi sbloccò la grande opera che ha cambiato la vita dei lecchesi. «Lavoravamo insieme. Oggi tocca alla Lecco-Bergamo»

«Tra la terza corsia della super e la Lecco-Bergamo, nessun dubbio: prioritario è chiudere i cantieri di Chiuso e Calolzio. Se serve, anche con un gigantesco orologio per il conto alla rovescia, come avevamo fatto ai tempi dell’attraversamento». Vico Valassi non si espone con facilità a prese di posizione pubbliche. »Sono un felice pensionato che si rasserena alla vista del Resegone» ironizza, sforzandosi di lasciare da parte le molteplici tappe di un cursus honorum come mai si era visto sulle sponde orientali del Lario. Presidente nazionale di Ance, Unioncamere, a capo della Camera di commercio comasca, lecchese e di Univerlecco, padre nobile di tante opere locali.

L’apertura nel 1999

Due su tutte, il Poli e, appunto, l’attraversamento. Ovvio allora che, a ormai due settimane dall’inizio della battaglia d’informazione della nostra testata sul tema infrastrutture, l’opinione di Valassi e il confronto col passato chiudano in qualche modo una prima parentesi, rilanciando ulteriormente il capitolo legato a un “sistema Lecco” che latita a farsi coorte, per citare un verso che tutti conosciamo. Già, ma quale era stata trent’anni fa la strategia di attacco per portare a casa opere e finanziamenti? «L’attraversamento era bloccato – ricorda l’ex numero uno dell’ente camerale – si era partiti a scavare da entrambe le parti, convinti che questo sarebbe bastato a non trovarsi tra le mani un’incompiuta. Eppure, nonostante fossero già ultimate le infrastrutture circostanti, mancava sempre il tratto intermedio. Per la verità, non veniva nemmeno mandato in appalto: troppo alta la paura che in quel periodo si finisse direttamente ad un rinvio a giudizio». Erano gli anni di Tangentopoli, luci e ombre comprese. Toccò allora a Valassi, a capo di Ance e Unioncamere, bussare alle giuste porte e riportare in vita i cantieri. «Pensammo anche a un oggetto simbolico. Collocammo un orologio dinanzi al ponte, proprio per scandire i giorni che mancavano. Quando mi capitava di incontrare il ministro, ogni due o tre mesi, glielo rammentavo. Il tempo scorre, i lecchesi aspettano. Organizzavamo anche pullman per portare gli imprenditori ad assistere all’avanzamento dei lavori».

Bisogna fare sistema

Insomma, un bel movimento d’opinione e di territorio. Quello che manca oggi? Può darsi, anche se Valassi sorvola su ogni giudizio. Preferisce invece lanciare tre concetti chiave. «Serve innanzitutto essere tempestivi, presenti e pressanti. Tre modi di essere che si sintetizzano con l’idea, che ho sempre portato avanti di un sistema Lecco. Vedete, ci può essere o non essere un uomo che tira le fila, qualcuno che ha dimostrato di saperci fare, di non prendere in giro nessuno e al quale viene tutto sommato lasciata una libertà d’azione a 360 gradi. Personalmente ho avuto la fortuna di incarnare questa figura per tanti anni, di poter aprire quelle porte di fronte alle quali ero giudicato credibile, e forse qualcosa di buono ho anche fatto per Lecco. Ma la verità è che alle spalle deve esserci un sistema. Unito, concorde, che discuta ma basta e in cui gli attori non giochino a esporsi qualche volta in modo estemporaneo per mettersi a posto la coscienza».

Insomma, c’era una volta una filiera di teste e di visioni che sapevano incanalare tutto quanto in un’unica strategia comune. Oggi? Ci sono «decine di imprese che sviluppano capacità di ricerca e innovazione», ci sono parlamentari e istituzioni locali. I risultati però latitano, forse perché non c’è ancora qualcuno che sappia aprire le porte giuste, o forse perché quel qualcuno non ha alle spalle la forza territoriale necessaria. Già, ma chi può essere quel qualcuno? L’ex presidente Ance non lo dice espressamente, ma a questo punto tanto vale scommettere sull’ente camerale unitario. «Non sono d’accordo sulla fusione delle Camere di Lecco e Como, non è un mistero – ricorda Valassi – ma se si deve fare, che si faccia presto, bene e che inizino ad arrivare i risultati per entrambi i territori». Infine, una scala di priorità. «Se devo scegliere tra la terza corsia e la Lecco-Bergamo - chiosa Valassi - scelgo senza dubbio la seconda. E’ lì, è incompiuta, è già una vergogna così. Nel frattempo, per carità, si può pure progettare con attenzione anche un intervento sulla superstrada».


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