Grande chance di Como e Lecco  Una Camera per contare di più

Grande chance di Como e Lecco

Una Camera per contare di più

Il percorso di accorpamento e la riorganizzazione del territorio

«Nuova dimensione per interpretare il cambiamento. La sfida sull’asse Milano-Zurigo»

Un’area vasta, quella di Como e Lecco, che si spalanca ancora di più: verso Nord, la Svizzera, e verso Milano. Questa visione di Aldo Bonomi è uno dei momenti che più fotografano i mutamenti in parte innescati, in parte ancora da far fiorire.

Nella tavola rotonda a Lariofiere, moderata dal direttore de “La Provincia” Diego Minonzio, si sono uniti diversi punti di vista, dall’impresa alla ricerca, dalle istituzioni alla formazione. La realtà che sta nascendo da una riforma sotto accusa, non fa di necessità virtù e basta, ma vuole anche provare a cogliere i cambiamenti in atto.

Qualche malumore non è mancato, quando il provvedimento della fusione dopo varie vicissitudini è andato in porto. Ambrogio Taborelli, presidente dell’ente camerale comasco, resta positivo: «Io sono sempre ottimista, no, non c’è nessun mal di pancia». La musica era diversa a Lecco, ma Daniele Riva precisa: «Se mi si chiede se le due Camere potevano andare avanti da sole, dico sì, avevano lavorato bene sul territorio. Ma come afferma Taborelli, da questa fusione possono nascere benefici per il territorio».

Il fondatore e direttore del consorzio Aaster Aldo Bonomi ha molto insistito sulla necessità di costruire la coscienza, prima di tutto dell’uomo, per arrivare a quella di ruolo. «Stiamo lavorando sulle piattaforme territoriali – ha proseguito - perché così si compete. La manifattura si è terziarizzata, l’impresa 4.0 significa anche questo. Non è solo robotica, ma va dalla logistica al turismo, che dev’essere innovato».

Dal canto suo, Piero Bassetti, presidente dell’associazione Globus et Locus, non le aveva mandate a dire a Renzi sulla riforma. Paradossalmente però – ha chiesto Minonzio- ha avuto un effetto positivo?

Oggi costruire la Camera di commercio di Como, Lecco, Italia, Europa – ha osservato – implica un’altra prospettiva: «Perché il problema non è la stanzialità, ma la mobilità. Una fesseria è non capire che in un mondo così le dimensioni dell’organizzazione non possono essere quelle vecchie di quattro secoli. La rappresentazione non può essere dello stare». Decisive diventano invece le funzioni.

E tutto il mondo che cambia è dentro l’innovazione, fotografata attraverso la formazione da Manuela Grecchi, prorettore del Polo territoriale di Lecco del Politecnico. Una realtà in fermento, quella lecchese, che fa venire il groppo alla gola a Como: in poco tempo ha visto sfumare il sogno del campus e ha perso pure l’ateneo.

Una consolazione –anche – l’ascesa di ComoNext, che si inserisce nel dibattito di questa trasformazione dell’area vasta attraverso l’intervento del direttore generale Stefano Soliano che le “suona” alla tentazione di pensare che sia una sola somma, questa evoluzione, citando Billy Joel e la canzone “Ny state of mind”. Tradotto nella vita sul territorio, nelle sue aziende, nelle sue istituzioni, nelle Camere, occorre una condizione mentale particolare. Una connessione anche, ha aggiunto Grecchi, perché la velocità della trasformazione delle imprese non lasci indietro la formazione.

E la condizione mentale è quella che ha evocato nel concreto Emanuele Morandi, presidente di Siderweb, che non ha avuto paura di parlare di sogni, quelli da far diventare realtà come la “Metal Valley” per rimanere in campo siderurgico. Senza timori appunto e ha citato il caso di «un diciottenne, Luigi Di Benedetto, che ha creato la prima blockchain – ha raccontato –è venuto a un workshop a Brescia e tra gli imprenditori c’era timore delle criptovalute. Ma poi, c’è chi gli ha chiesto il numero di telefono».

Bonomi ha insistito sulla profondità dell’approccio mutato: «Dalla piccola alla media impresa, a quella grande o ancora alle reti, non si ragiona più in termini di catena di valore, bensì di ragnatela di valore, incorporando anche il cliente finale e la logistica. La costituenda Camera di Commercio dovrà fare questo. L’asse Zurigo-Milano è fondamentale e dobbiamo costruire una dimensione intermedia».Che dialoghi con il capoluogo regionale come con il territorio.

In questo, si colloca anche il ritorno dell’artigianato –ha detto Bassetti – che ha anche auspicato la capacità di combinare un Salone del Mobile di Milano con la vetrina della moda o della siderurgia a Brescia.

A chiudere l’intensa mattina, l’assessore regionale Alessandro Mattinzoli, che ha colto lo spunto offerto dal sottosegretario Fabrizio Turba e ha messo a fuoco la necessità di logiche veramente di sistema: «Seppur imposta da una legge, la fusione è un punto di partenza che fa capire che fare rete oggi è assolutamente indispensabile anche per ottimizzare i costi e per mettere insieme le forze. Dall’analisi dei dati è emersa una differenza sostanziale di sviluppo economico tra Como e Lecco, ma la vera sfida è proprio questa». Così le Camere possono essere un presidio importante per il territorio, anche per la Regione.

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