Giovani e contagiati  «Noi, sempre  insieme  nella gioia  e nel Covid»
Giulia d’Onghia, 22 anni e Marco Sergi di 25 nella camera d’ospedale dove hanno trascorso quattro giorni. Ma senza mai perdersi d’animo

Giovani e contagiati

«Noi, sempre insieme

nella gioia e nel Covid»

Brienno: Giulia e Marco, 22 e 25 anni, ricoverati

per quattro giorni a causa della positività al virus

Non capita tutti i giorni una coppia così, nella salute e… nel covid, come dicono loro. Già, perché Giulia D’Onghia e Marco Sergi, 22 anni lei e 25 lui residenti a Brienno, stanno condividendo anche l’esperienza del coronavirus insieme, che avrebbero certamente evitato ma che, forse, sta rafforzando ancora di più il loro legame.

Giulia e Marco sono sicuramente tra i pazienti più giovani e fortunatamente non hanno avuto sintomi gravi, anche se per loro è stato necessario il ricovero in ospedale, a causa di valori “ballerini”. Giulia è una operatrice sanitaria e lavora presso una Rsa del territorio, dove molto probabilmente ha contratto il virus, mentre Marco è stampatore tessile.

I primi sintomi sono iniziati ormai un mese fa e, dopo il tampone, si è avuta la conferma per entrambi che si trattava di coronavirus. Eppure nessuno dei due ha perso il sorriso, anzi: hanno portato un raggio di sole tra i pazienti e il personale dell’ospedale.

Lei operatrice sanitaria

«Siamo stati ricoverati insieme, la notte di Pasqua – spiega Giulia – io ho iniziato a stare male il 22 marzo: avevo febbre alta, affanno, tosse, perdita del gusto. Marco, per assistermi, si è contagiato. Ci ha seguito il medico di base, dottor Rezzani che è stato molto attento e gentile: ci ha consigliato di andare in ospedale anche per capire quali farmaci prendere ma, siccome avevamo valori sballati, ci hanno tenuto per quattro giorni per accertamenti e scongiurare un peggioramento. Appena sono arrivati gli esiti dei tamponi, il primo era negativo e il secondo positivo. Ci hanno sottoposto a nuove terapie, poi quattro giorni dopo siamo stati dimessi». Anche ora che sono a casa in quarantena, però, Giulia e Marco devono vivere a distanza, per quanto possibile, e indossare le mascherine per evitare che, se uno dei due dovesse stare meglio, possa avere una ricaduta a causa dell’altro. Marco non ha più sintomi, mentre Giulia non è ancora al 100%, anche se avrebbe la sua divisa pronta per tornare a lavorare.

«Eravamo in camera insieme, abbiamo condiviso fino in fondo questo percorso – spiega la coppia – così giovani, in ospedale eravamo un’eccezione, siamo diventati la mascotte. Vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno seguito, dal medico di base all’Ats e il personale ospedaliero».

«Voglio tornare al lavoro»

E prosegue Giulia. «Io adoro il mio lavoro e non vedo l’ora di tornare, ma devo aspettare l’esito del tampone. Ho sempre saputo cosa rischiavo ma non ho mai avuto paura, anzi, mi spiace non poter essere lì ora ad aiutare i miei colleghi. Pur non avendo sintomi gravi, non è facile affrontare questa situazione, sia in ospedale che a casa, isolati dal resto del mondo. Dicevo alle mie colleghe più avanti con l’età che avrei fatto io determinati lavori per “proteggerle” pensando di essere meno a rischio essendo più giovane, ma alla fine sono stata contagiata io. Per noi è stata un’influenza fastidiosa che comunque ti mette ko, ma rispetto ad altri casi che leggiamo, siamo stati fortunati».


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