Furti in casa, le telecamere inchiodano quattro ladri
Indagini in corso a Chiavenna per cercare di contenere un fenomeno sempre più presente in Valle

Furti in casa, le telecamere inchiodano quattro ladri

Quattro stranieri denunciati per sei furti. I carabinieri della Compagnia di Chiavenna sono risaliti all’identità degli autori di alcuni colpi partendo dall’osservazione delle immagini registrate dalle telecamere posizionate sulla statale 36.

In alcuni casi i malviventi hanno agito mentre i proprietari si trovavano fuori casa, in altri hanno approfittato dell’ingenuità e della buona fede di cittadini anziani per introdursi nei locali dove erano custoditi oggetti preziosi e contanti. In un primo momento gli autori dei colpi erano riusciti a farla franca. Dopo avere ripulito le abitazioni, erano tornati nel Milanese, punto di partenza delle scorribande, senza farsi scoprire. Ma il lavoro svolto dagli inquirenti ha permesso di risalire all’identità di quattro persone, provenienti dall’estero, ma residenti in Lombardia. La consultazione delle targhe delle auto che sono entrate e uscite dalla valle in occasione dei furti, infatti, ha consentito di lavorare su un elenco di possibili indiziati. A quel punto è iniziato un lavoro, che grazie all’esperienza dei militari, ha portato all’individuazione dei ladri. Per il momento non ci sono stati arresti, ma non vanno escluse misure cautelari nei confronti degli presunti colpevoli.

L’installazione delle telecamere nei punti nevralgici della statale 36 e della Trivulzia risale al quinquennio 2009-2014.

MESE Il cartello che all’ingresso del paese indica la presenza di telecamere

MESE Il cartello che all’ingresso del paese indica la presenza di telecamere

In alcuni contesti la discussione era stata vivace, visto che il costo sostenuto per l’acquisto degli apparecchi che consentono di registrare le targhe anche nelle ore notturne è elevato.

«Questo risultato ci lascia soddisfatti - spiega il vicesindaco di Chiavenna Davide Trussoni -. Le telecamere sono state posizionate nell’ambito di un progetto dedicato alla sicurezza, sulla base di una scelta effettuata dalla Comunità montana in accordo con alcuni Comuni del mandamento. Osserviamo con piacere la rilevanza del supporto garantito da questi strumenti. Chiaramente non possiamo dimenticare che è legato a un lavoro svolto con i metodi di indagine tradizionale da parte delle forze dell’ordine».


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