«Frontalieri contagiati?  Non sono degli untori»  Scoppia la polemica
Controlli in dogana per i frontalieri: si è aperta una discussione sui possibili contagi portati in Italia da chi lavora in Svizzera

«Frontalieri contagiati?

Non sono degli untori»

Scoppia la polemica

Silvana Snider contesta i sindaci della Bregaglia

«Sbagliato dare addosso a tutta la categoria per pochi»

«Non metto in discussione i numeri dei frontalieri contagiati perchè non li conosco e non è questo il punto. Dico solo che non mi piace che li si indichi come untori. Se c’è qualcuno che non sta alle regole, lo si persegua, ma dare addosso all’intera categoria, questo no».

A sostenerlo è Silvana Snider, titolare di DGSilver consulting, studio di consulenza per lavoratori frontalieri di Chiavenna, già sindaco di Villa di Chiavenna, comune di confine per antonomasia, e già assessore provinciale ai Lavori pubblici, cui era stata attribuita delega specifica anche sul tema dei rapporti col mondo del frontalierato.

Un settore, quindi, che conosce, cui è contigua per esperienza, anche professionale, e che, sottolinea, «ha un’importanza vitale per la nostra economia, perchè - insiste - dà lavoro a circa 5mila fra valtellinesi e valchiavennaschi. Si può dire che è la nostra più grande azienda».

Per cui il fatto di aver sollevato il tema del rapporto fra frontalierato e Covid, che, pure, in Valchiavenna, ha un suo perchè, non la trova concorde.

«In primavera era diverso - afferma -perché, allora, c’era un abisso fra le regole applicate da noi e quelle applicate in Svizzera. Ma, ora, no. Anche in Svizzera occorre lavorare con la mascherina su bocca e naso, distanziati, esattamente come da noi. Poi, ci possono essere aziende più scrupolose, altre meno, lavoratori più attenti, anche rispetto alla fase del trasporto, altri meno. Poi, anche associare il contagio al frontaliere come se l’avesse portato dalla Svizzera, non mi sembra il massimo. Potrebbe averlo preso anche in ambiente non lavorativo, il Covid».

E’ perplessa, Snider, rispetto ad un lettura a senso unico del contagio e afferma che, in Svizzera, nessuno considera i nostri lavoratori untori, anche se arrivano da una zona rossa. «Gli svizzeri hanno bisogno dei nostri lavoratori - dice -, e non stanno a fare questo tipo di pensieri, sono pragmatici».

La discussione è approdata anche su Facebook, con l’avvio di un botta e risposta fra Snider stessa e il sindaco di Piuro, Omar Iacomella, il quale non fa che rimarcare il dato di fatto, specificando essere, lui stesso, frontaliere, e di non aver mai tacciato nessuno come untore.

«Dati alla mano»

Semplicemente, - ribadisce - i dati dei contagi dell’ultima settimana riferiscono, in modo inequivocabile, che, i due terzi dei positivi di Piuro sono frontalieri. E il fatto di viaggiare su un unico mezzo, in più persone, appartenenti a nuclei famigliari diversi, alimenta la diffusione del virus. Punto. Non c’è alcuna guerra ai frontalieri. Lo sono, ripeto, anch’io, e vado a lavorare con la mia auto, da solo, proprio per evitare complicazioni».

Un’opzione preferita, ultimamente, da parecchi lavoratori oltre confine, va detto, anche se, anche a chi scrive, capita di incontrare lavoratori di rientro, alla sera, dalla giornata di lavoro, su pulmini aziendali e in buon numero.

Una modalità di trasporto che, invece, avrebbero abbandonato i frontalieri di Grosio diretti in Engadina, afferma il sindaco Gian Antonio Pini, che, nonostante conti, in paese, 57 casi attivi, non li riconduce al frontalierato. «Ho pochissimi casi di questo tipo - assicura -, anche perchè mi dicono che, in ditta, sono molto scrupolosi, i datori di lavoro controllano veramente che osservino le regole anti Covid».

Tiranese

Qualche positivo fra i propri frontalieri lo segnala Franco Marantelli Colombin, sindaco di Villa di Tirano, ma pochi sul totale di 55 che conta, e lo stesso dicasi per Franco Spada, sindaco di Tirano, che, pure, ha 400 lavoratori che varcano, ogni giorno, il confine a Piattamala.

«Sono molto attento su questo aspetto - precisa -, però, al momento, credo che il problema si evidenzi di più sul Maloja. I nostri cittadini vanno in Val Poschiavo e lì si fermano. Per cui sono anche meno esposti, perchè c’è meno positività. Oltretutto, la sensibilità, in Val Poschiavo, è simile alla nostra sul punto».


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